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Ci si perde ovunque ed è un bene Ritrovarsi è leggere libri sull’isola

In preparazione Elba Book 2018 Il festival con radici ferraresi  dell’editoria indipendente Il direttore Belli: «Si allarga  il numero delle collaborazioni»

Per quanto contesti come il Salone del Libro di Torino sbandierino l’egemonia dei grandi gruppi editoriali, l’indipendenza dei piccoli e medi editori si dimostra sempre più motivo di libertà espressiva e ricchezza intellettuale.

Elba Book, il festival isolano rivolto all’editoria indipendente, è alla quarta edizione e nei suoi geni trattiene la caparbietà ferrarese. Il direttore artistico Marco Belli, infatti, si è già trasferito sull’isola nel Tirreno per seguire i lavori e consiglia tre libri per l’estate.

«Si tratta di tre titoli che praticano il paesaggio, invocando come salvezza la predisposizione a perdersi del viaggio: “Geoanarchia. Appunti di resistenza ecologica” (Armillaria) di Matteo Meschiari, “La vocazione di perdersi. Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti” (Ediciclo) di Franco Michieli, “Absolutely nothing” (Quodlibet) di Giorgio Vasta e Ramak Fazel», elenca Belli.

È importante perdere la bussola e affidarsi ai luoghi perché, dice il direttore articistico di Elba Book, «smarrendo se stessi ci si apre agli altri. In particolare “Absolutely nothing” narra di territori dove la perdita del sé è filosoficamente classica, ovvero i deserti americani. L’itinerario di Vasta è all’insegna dei luoghi abbandonati, delle utopie che generano e di una comunità sull’orlo del disfacimento, colma di solitudine».

Nella nostra società, paradossalmente, la solitudine si accumula dietro a tante parole vuote, a tanta carta che finisce al macero. «Sono tre prove - sostiene Belli - nelle quali emerge l’esperienza diretta dello spazio. Nel saggio di Michieli è fondamentale ritrovare i comportamenti spontanei di attenzione agli elementi naturali per riuscire a orientarsi. Non ci si rende conto che spesso proprio Google Maps e le altre sicurezze provenienti dalle nostre appendici elettroniche ci limitano sino a isolarci. Dobbiamo ritrovare il senso della fatica».

Intanto si rinnova il patto di amicizia che i Comuni di Ferrara e Rio hanno stretto grazie a Elba Book. «Nel corso di tre edizioni il festival - racconta il suo direttore - ha allargato progressivamente il numero delle collaborazioni, sull’isola e oltre. Allo stesso modo il Premio “Lorenzo Claris Appiani”, in memoria del giovane avvocato scomparso, continua a raccogliere consensi. Coordinato da due docenti ferraresi, Roberta Bergamaschi e Giorgio Rizzoni, quest’anno si è focalizzato sulla migliore traduzione letteraria dal cinese. In città come la nostra - dice ancora Belli - la presenza delle comunità cinesi è diventata rilevante sotto ogni aspetto, ma permane una mancanza di conoscenza della loro tradizione. Non a caso, il simbolo di Elba Book 2018 è la radice, il radicamento al territorio di appartenenza, e lo abbiamo affiancato al rispettivo ideogramma». —

Matteo Bianchi

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