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Se arte, bellezza e cultura salveranno la società

Morgan e Ovadia domani alla collezione Cavallini Sgarbi. Il cantautore: Vittorio e Elisabetta sono inventori del loro destino

FERRARA. La casa di Ro ospitava tra le sue sale intellettuali, scrittori, registi, attori e artisti che nel corso di pomeriggi, serate e nottate si confrontavano disquisendo di cultura. Allo stesso modo (o quasi), nell’ambito della collezione Cavallini Sgarbi nelle sale del Castello Estense si stanno organizzando appuntamenti rivolti a cittadini e turisti curiosi di scoprire sotto diverse prospettive la storia di quadri che si mescolano a ricordi di famiglia e nuove suggestioni. Domani alle ...

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FERRARA. La casa di Ro ospitava tra le sue sale intellettuali, scrittori, registi, attori e artisti che nel corso di pomeriggi, serate e nottate si confrontavano disquisendo di cultura. Allo stesso modo (o quasi), nell’ambito della collezione Cavallini Sgarbi nelle sale del Castello Estense si stanno organizzando appuntamenti rivolti a cittadini e turisti curiosi di scoprire sotto diverse prospettive la storia di quadri che si mescolano a ricordi di famiglia e nuove suggestioni. Domani alle 19.30 Moni Ovadia incontrerà il pubblico insieme a Elisabetta e Vittorio Sgarbi e Eugenio Lio. Alle 21 poi nuovo appuntamento con Vittorio Sgarbi e Morgan.

Ovadia, che cosa succederà domani sera?
«Leggerò alcuni brani tratti da “Lei mi parla ancora”, libro di Giuseppe Sgarbi. Lo lessi per la prima volta prima della sua uscita, durante un curioso viaggio aereo con Vittorio. Lo trovai magico, ne rimasi incantato. Da quelle pagine è nata una riflessione sull’amore vero, sulla complicità e la vicinanza che può legare due persone per una vita intera. Tra Giuseppe e Rina c’era un ascolto continuo e toccante».
C’è un rapporto tra arte e letteratura?
«Si intersecano. Alcune grandi opere letterarie sono nate attorno a quadri e sculture e viceversa. Sono espressioni diverse di processi creativi che si ispirano ai grandi tematiche. Mondi, società, epoche e storie possono essere sintetizzate in un’opera e suscitare nell’osservatore pensieri vastissimi. Io e Vittorio (Sgarbi, ndr) ci soffermeremo anche su questo. Non abbiamo una “scaletta”, ma sicuramente nasceranno suggestioni interessanti».

Secondo lei la cultura può salvare le persone?
«Attraverso la cultura è possibile guardare la realtà in maniera profonda e non solo funzionale. Tutto ciò che ascoltiamo e vediamo attorno a noi ci incatena ad un eterno presente. La cultura è capace di leggere dietro agli eventi, di far sì che ci si domandi qual è il senso più profondo delle cose. La cultura è lo strumento con il quale ti confronti con la realtà o con un preciso fenomeno. La cultura serve ad instillare dubbi nell’individuo ed è fondamentale per la formazione e l’educazione delle persone e della società».
Morgan, cos’ha preparato per l’occasione?
«Arriverò nelle sale del castello con un repertorio pertinente. Analizzerò due canzoni di De André che parlano di abuso sessuale e poi interpreterò anche “Il gioco del cavallo a dondolo” di De Simone che racconta la storia di un individuo che diventa assassino; una delle canzoni più violente che io conosca».

Come nasce il suo legame con la famiglia Sgarbi?
«A fine anni ’90 Elisabetta volle pubblicare un mio libro di poesie, una scelta coraggiosa che mi colpì. Vittorio ancora oggi mi conosce come “poeta” perché ci conoscemmo in quel frangente. Da allora è nato un legame tra noi ben saldo ancora oggi. Ho vissuto particolarmente la perdita di Rina perché era una persona viva e divertentissima. Gli Sgarbi gestiscono la loro quotidianità in maniera brillante e non solo nel lavoro, sono inventori del loro destino».
Come vede il mondo della musica oggi in Italia?
«Non male, c’è una nuova generazione di cantautori moderni che hanno cose da dire. Penso per esempio a Ghali o a Calcuatta, non sono assolutamente male. Se fossi un discografico investirei su questi ragazzi». —