Referendum: astenersi per dire no è fuori dalla Costituzione

In materia di referendum, le principali cariche dello Stato hanno le idee chiare: per il Presidente della Repubblica Mattarella, il Presidente del Senato Grasso, la Presidente della Camera Boldrini e il Presidente della Corte costituzionale Grossi, occorre andare a votare al referendum trivelle. Nessuno, evidentemente, fornisce indicazione su cosa votare, ma tutti sono concordi nel ritenere che partecipare al voto sia un dovere civico, o almeno, per riprende l’immagine utilizzata da Grossi, parte integrante della carta d’identità del buon cittadino. Non potrebbe essere più distante la posizione espressa invece da un’altra alta carica dello Stato. Per il Premier Renzi occorre non andare a votare per impedire il raggiungimento del quorum, e determinare così il fallimento del referendum. In altre parole solo chi è per l’abrogazione della legge sottoposta a referendum e dunque per il sì, può permettersi di comportarsi da buon cittadino. Chi è per il no, invece, è autorizzato a giocare sporco, decidendo all’ultimo di andare alle urne solo se si capisce che il referendum raggiunge comunque il quorum. Ovviamente il gioco sporco non viene presentato come tale, ma come una possibilità addirittura prevista dalla Costituzione italiana, implicita nella disposizione per cui il referendum è valido solo se alla votazione partecipa la maggioranza degli aventi diritto al voto. Gli inviti al boicottaggio dei referendum, a partire dal mitico invito craxiano ad andare al mare, sarebbero insomma benedetti dai Padri costituenti. Basta un minimo di cultura costituzionale, merce sempre più rara soprattutto dalle parti di Palazzo Chigi, per smentire questa affermazione e mostrare l’ignoranza, se non la malafede, di chi ne ha fatto un vero e proprio mantra. Alla Costituente il quorum di partecipazione non fu al centro del dibattito. Le discussioni sulla disciplina del referendum furono animante, ma riguardarono altro: la possibilità che l’iniziativa fosse attribuita anche al Capo dello Stato o al Primo Ministro o ancora a un minoranza parlamentare, e la possibilità di ammettere il referendum su leggi approvate da Parlamento ma non ancora entrate in vigore. Alcuni segnalarono il rischio che un numero non significativo di persone determinasse l’abrogazione di una legge, ovvero che il referendum riguardasse problemi non particolarmente avvertiti dall’elettorato. Proprio per evitare questo rischio venne prima proposto di elevare il quorum di richiesta a un ventesimo degli aventi diritto al voto. Poi, però, il numero fisso di cinquecentomila elettori sembrò sufficiente, anche perché venne aggiunto il quorum di partecipazione, inizialmente non previsto. Insomma, se la Costituzione stabilisce che il referendum è valido solo se vota la maggioranza degli aventi diritto, è perché vuole che il referendum sia riservato ai grandi temi che appassionano i cittadini. A nessun costituente venne in mente che il mancato raggiungimento del quorum potesse diventare un’opzione nella lotta politica attorno a un quesito referendario. Ecco perché chi invece ricorre a questi espedienti gioca sporco, e si pone fuori dallo spirito della Costituzione. E magari finisce vittima del suo stesso gioco: come successe a Craxi, il cui invito ad andare al mare venne disatteso dagli italiani, che decretarono così l’inizio della sua fine.