All'Enpa gli animali di quel lager

La carcassa di un emu nell’allevamento lager di San Bartolomeo

Nell’allevamento di S.Bartolomeo vennero scoperte decine e decine di capi morti: condannato il proprietario. L'Ente ha l'affido: «La gente capisca che non bisogna abbandonarli»

Gli animali sopravvissuti alla strage del lager degli orrori di San Bartolomeo, come era stato chiamato l'allevamento tra le vie Sgarbata e Pescereccia, sono di proprietà dell'Enpa che li curerà nella stessa proprietà da oltre un anno finita sotto sequestro.

L'Enpa, infatti, ha avuto l'affido di un asino, una pecora, un emu e due oche, i pochi animali sopravvissuti all'incuria e al degrado di quell'allevamento-lager, in cui all'inizio del marzo scorso, durante il blitz dei carabinieri di San Bartolomeo, del servizio veterinario dell'Asl e dell'Enpa stesso vennero trovate le carcasse in decomposizione di decine e decine di animali.

L'affido all'Enpa, dunque, non è solo simbolico ma rappresenta la vittoria in una azione legale che si è conclusa ieri pomeriggio con la notifica del provvedimento, appunto al presidente Enpa, Alberto Felloni, dopo la avvenuta confisca degli animali a seguito del decreto penale di condanna a carico del proprietario del terreno e dell'allevamento, riconosciuto colpevole del reato di abbandono di animali.  Tutto venne alla luce, dicevamo, grazie al coordinamento tra carabinieri di San Bartolomeo che hanno condotto le indagini, su segnalazione dell'Enpa, e grazie alla determinante collaborazione del Servizio veterinario dell'Asl di Ferrara.

Erano stati trovati, ad esempio sotto un telo che copre una superficie di circa 40 metri quadrati, oltre una ventina di animali morti. Mentre nell'allevamento venivano tenuti altri di animali: dagli emu, alle capre, agli asini, in condizioni precarie, denutriti e in condizioni igienico-sanitarie preoccupanti che rappresentavano un problema di igiene pubblica.  «Siamo soddisfatti - ha spiegato Alberto Felloni dell'Enpa - perché questa conclusione premia una collaborazione tra enti e istituzioni; da parte nostra siamo soddisfatti per aver portato alla luce un caso limite di abbandono di animali, caso limite perché abbiamo dovuto far fronte ad un caso in cui vi era la piena consapevolezza di ciò che accadeva e non si era fatto nulla per cambiarla».

«Posso sperare - ha affermato concludendo Felloni - che questa vicenda serva da monito affinché la gente impari a prendersi cura nel modo più adeguato degli animali: che vanno curati, nutriti e seguiti, non sono giocattoli che si possono abbandonare o lasciare a se stessi».
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