Per il figlio morto solo 1.900 euro, l’Inail si giustifica: colpa della legge

L’istituto di assistenza risponde al padre dell’operaio deceduto alla Ceramica Sant’Agostino: non c’è una famiglia da sostenere, dovuto solo il contributo del funerale. Ma Bruno Cavicchi non si arrende

Ai genitori di Nicola Cavicchi, il giovane operaio scomparso nel terremoto dello scorso 20 maggio nel crollo dello stabilimento della Ceramica Sant’Agostino, l’Inail ha versato solo poco meno di duemila euro, suscitando l’amareggiata reazione del padre Bruno. «Non è un risarcimento per la perdita del figlio, ma il contributo alle spese per il funerale che l’Inail eroga sempre ai familiari di tutti i lavoratori deceduti » ha precisato nel pomeriggio l’istituto, dopo che il caso era rimbalzato su tutti i telegiornali nazionali. «Nicola Cavicchi non aveva figli o una famiglia da mantenere. Per questo l’Istituto - si legge nella replica giunta da Roma - non ha potuto erogare una rendita ai familiari superstiti, ma solo il contributo alle spese del funerale, che spetta sempre e in eguale misura ai familiari dei lavoratori deceduti. In questo senso, l'assegno funerario una tantum di 1.936,80 euro era per l’Inail l’unico intervento possibile».

Una legge da attualizzare, si rende conto la stessa Inail, in quanto non tiene conto «di cambiamenti significativi intervenuti sia nel lavoro sia nella famiglia: dalle diffuse condizioni contrattuali iniziali e flessibili, che si traducono in rendite molto basse per i familiari dei superstiti, alle convivenze di fatto di molte coppie non sposate. A questo proposito - conclude la nota dell’istituto - l'Inail ha avanzato più volte la proposta di introdurre alcune modifiche legislative e garantisce nuovamente anche in questa occasione il più ampio supporto tecnico per l'adozione di iniziative di revisione, nel quadro delle disponibilità finanziarie dell'Istituto e con un impatto sostenibile per la finanza pubblica».

Bruno Cavicchi però non intende mollare, sia sul rimborso delle spese funerarie sia sul vitalizio: «Lo stipendio di mio figlio era indispensabile a me e a mia moglie, lo provano i movimenti bancari. Faremo ricorso e andremo fino in fondo».

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