Coronavirus in Italia, il bollettino del 13 gennaio: 15.774 nuovi contagi, 507 decessi. Superati gli 80mila morti dall’inizio pandemia

L’indice di positività scende al 9 per cento, ieri era il 10,05 

Con 507 nuovi decessi la conta delle vittime del Covid supera la soglia di 80mila, mentre i contagi salgono di poco, da 14.242 a 15.774 ma con 34mila tamponi in più che fanno scendere l‘indice di positività dal 10,05 al 9 per cento. Si contano 57 ricoverati in meno nelle terapie intensive a 187 nei reparti di medicina.

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Salgono da 1.146 a 2.245 i casi in Lombardia ma con il doppio dei tamponi, mentre il Piemonte da 901 sale a 1.009 contagi con un migliaio di test in più eseguiti.

Continua la discesa dei casi di contagio da Covid in Veneto. Oggi i nuovi positivi conteggiati nelle 24 ore sono 1.884 contro i 2.134 di ieri; è la seconda volta, dopo mesi, che il livello giornaliero si attesta sotto quota 2.000 (era successo anche lunedì scorso, +1.725). Il dato complessivo degli infetti da inizio epidemia sale a 291.719. Lo riferisce il bollettino della Regione. Ancora alto il numero dei decessi, 91 da ieri, per un totale di 7.684.
Dati in salita invece in Alto Adige, con i positivi che passano da 99 a 269. Sono 5 i decessi nelle ultime 24 ore.

Sono ancora in calo i numeri del contagio al coronavirus in Emilia-Romagna: nelle ultime 24 ore sono stati riscontrati 1.178 nuovi casi contro i 1.563, sulla base di 15.883 tamponi, un migliaio meno di ieri Diminuiscono i ricoverati anche se si contano ancora 66 morti.

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Nel Lazio con 475 tamponi in più si registrano 231 nuovi positivi in più di ieri per un totale di 1.612 casi. I decessi sono 41.

Nelle Marche i positivi scendono da 499 a 480 mentre il tasso di positività cala anch’esso dall’8,89 al 6,83%.
In aumento invece da 303 a 507 i contagi in Toscana, dove il tasso di positività sale di quasi un punto percentuale attestandosi a 4,94% e dove si contano anche 11 decessi.

In Basilicata si registra un sensibile caso dei contagi da coronavirus: la task force regionale ne ha segnalati 72 (71 di persone residente in regione) su 1.035 tamponi analizzati nelle ultime 24 ore, rispetto ai 171 su 1.222 del precedente aggiornamento. Nel bollettino quotidiano sono segnalati anche tre decessi con il totale delle vittime lucane salito a 277.

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Nel frattempo le terapie intensive occupate da pazienti Covid tornano, a livello nazionale, sopra la soglia d'allerta del 30%, attestandosi al 31%, l'1% in più rispetto a 7 giorni fa. Cresce dell'1% rispetto a una settimana fa anche il numero dei posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, che arriva al 37% e resta sotto la soglia d'allerta del 40%. Sono 10, però, le regioni che superano questa `soglia critica´, una in più rispetto al 6 gennaio. È quanto emerge analizzando i dati del monitoraggio dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) relativi al 12 gennaio.

«L'emergenza Covid non è finita, anzi, dall'inizio dell'anno i ricoveri nei nostri reparti sono cresciuti del 3% a causa di un nuovo aumento dei contagi. E da quello che vediamo nell'attività quotidiana i numeri sono destinati a crescere». A lanciare l'allarme è il presidente della Fadoi (Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti), Dario Manfellotto. «Siamo in un momento delicato - sottolinea - perché, oltre alla morsa della pandemia, gli ospedali sono sempre più stracolmi di pazienti non Covid per i quali non è più possibile rinviare visite ed esami». Occorre, quindi, prosegue, «accelerare su vaccini, assunzioni di personale, ammodernamento e potenziamento delle strutture ospedaliere e sul filtro della sanità territoriale». In questo senso, Fadoi guarda «con favore al Recovery Plan italiano, che segnala l'esigenza di investire sulla Medicina interna, che sta rappresentando la prima linea ospedaliera per la cura dei pazienti Covid». Ma ora, conclude Manfellotto, «è il tempo di accelerare con gli investimenti e proseguire sulla linea del rigore per l'alto rischio di una ulteriore impennata di contagi». Il Covid, afferma Manfellotto, «sta mettendo a dura prova il Servizio Sanitario Nazionale» e «rischia di travolgerci nuovamente». Serve quindi «massima attenzione» anche in considerazione dell'altro prezzo pagato finora. «In quest'ultimo anno, infatti, secondo un’analisi condotta dalla Fadoi, «sono stati 700 mila i ricoveri nei reparti di Medicina interna che sono saltati» e per lo più riguardavano pazienti cronici con una o più patologie concomitanti.

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L’Aifa intanto boccia l’idea di vaccinare subito più persone possibili dilazionando i tempi di somministrazione della seconda dose. Il Comitato Scientifico per la sorveglianza dei vaccini Covid-19 (Csv) dell'Agenzia «ritiene necessario attenersi alle correnti indicazioni di somministrazione di due dosi per i vaccini finora approvati». «Non sappiamo - rileva il Csv - quanto si prolunghi l'immunità dopo una prima dose. Una popolazione vaccinata con una sola dose vede il suo rischio di ammalarsi di Covid soltanto dimezzato».

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Nuove speranze nel frattempo arrivano dal fronte della ricerca di nuove cure anti-Covid. Si tratta di nuovi nanoanticorpi, sviluppati lavorando su lama e alpaca, che impediscono l'ingresso del virus nelle cellule e sembrano funzionare anche se subisce delle mutazioni. A metterli a punto, i ricercatori svedesi dell'Istituto Karolinska, insieme a quelli dell'università di Bonn e dello Scripps Research Institute della California, come spiegano sulla rivista Science. A breve un'azienda spin-off dell'università di Bonn testerà i nanoanticorpi in una sperimentazione clinica sull'uomo.

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(fonte: La Stampa)