Alzheimer, ictus, sclerosi multipla, cefalea: sotto accusa le vene giugulari

I risultati del convegno che ha riunito a Ferrara i maggiori esperti mondiali della ricerca in ambito neurovascolare. Nuove conferme per l'approccio interdisciplinare. Conferme sull'efficacia dell'angioplastica nel trattamento della Ccsvi e in alcune forme di sclerosi multipla

FERRARA. Le pulsazioni nei vasi del collo, sia arteriosi che venosi, come spia fondamentale per individuare con anni di anticipo le persone a rischio di malattie cognitive come demenza e Alzheimer; il ruolo sempre maggiore delle vene extracraniche nella funzione cerebrale, e quindi nelle malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla; qual è il tempo limite per intervenire in caso di ictus grazie ad  esami sempre più raffinati che consentano di predire la possibilità di recupero dei pazienti; il contributo dell’angioplastica dilatativa venosa delle giugulari nella terapia della Sindrome di Menière.

Risposte innovative su questi e altri temi sono state presentate e discusse nel IX Convegno - appena concluso a Ferrara – dell’ISNVD (International Society Neurovascular Desease - www.isnvd.org) presieduto dal professor Paolo Zamboni (ordinario di Chirurgia Vascolare all’Università di Ferrara).  L’ISNVD, la massima organizzazione scientifica internazionale ed interdisciplinare in ambito neurovascolare, presieduta dal professor Pierfrancesco Veroux, si occupa sia delle classiche malattie neurovascolari, sia del contributo del sistema cardiovascolare allo sviluppo delle malattie neurologiche o neurodegenerative al momento prive di una causa individuata o di una terapia efficace.

Il ricchissimo programma, che ha saputo catalizzare nella città estense i massimi esperti di tutto il mondo – dall’Italia alla Cina e al Canada, dagli Stati Uniti alla Croazia e al Vietnam – ha previsto, parallelamente a corsi tecnici e laboratori per giovani medici, sessioni a tema su tutto ciò che ruota attorno allo strettissimo rapporto ormai scientificamente dimostrato tra circolazione sanguigna e malattie neurodegenerative.

Su alzheimer (131 milioni di malati entro il 2050), demenza, sclerosi multipla (2,3 milioni di malati, una diagnosi ogni 4 ore), ictus (seconda causa di morte al mondo secondo l’Oms), cefalea intrattabile, sindrome di Menière, ipertensione endocranica, si sono confrontati specialisti medici in ambito vascolare e neurologico assieme a biologi, fisici, matematici, bioingegneri, in un’ottica fortemente innovativa e interdisciplinare nella convinzione che solo la combinazione di contributi diversi può offrire risposte innovative in questi campi.

In merito alla relazione tra pulsatilità dei vasi del collo e problemi cognitivi (Alzheimer), il britannico  Scott Chiesa  ha presentato, per la prima volta, un’ampia ricerca (3.500 persone) iniziata nel 2002 in cui ha misurato la pulsatilità dei vasi arteriosi del collo dei suoi pazienti, osservando durante 17 anni che laddove si misuravano onde di pulsazione più ampie, sono stati successivamente riscontrati maggiori problemi cognitivi, suggerendo come la misurazione della pulsatilità del collo possa quindi consentire di individuare in anticipo chi è candidato all’Alzheimer.

Erica Menegatti, di Unife, in uno studio sulla pulsatilità delle vene giugulari legata all’età e relativa variazione dell’area, ha evidenziato una correlazione tra la presenza di picchi di pressione giugulare e lo sviluppo di amiloide e problemi cognitivi quali l’Alzheimer, mentre Il canadese Bernahrd Juurlink ha descritto l’effetto meccanico lesivo delle anomale pulsatilità dei vasi del collo sui tessuti del cervello.

Rispetto alla relazione tra funzione venosa extracranica e funzione cerebrale, lo studio di Qui Yang (Pechino), dopo aver analizzato pazienti con alterata emodinamica delle vene giugulari, ha messo in evidenza come l’insufficiente drenaggio attraverso queste vene sia correlato sia con sintomi quali cefalea, fatica cronica, disturbi del sonno, sia con aspetti di risonanza magnetica quali demielinizzazione, spazi liquorali e ventricoli cerebrali dilatati. Yang dimostra quindi che la condizione di ostruzione cronica delle giugulari (CCSVI, Insufficienza venosa cronica cerebrospinale) provoca danni o sintomi a livello centrale spesso comuni con la sclerosi multipla ma anche con altre malattie neurodegenerative.

Un modello sperimentale di CCSVI è stato invece creato da Marcello Mancini (Direttore del CNR di Napoli), il quale ha compiuto uno studio in doppio cieco su topi cui sono state legate le vene giugulari. Successivamente, nei topi con le giugulari bloccate vengono osservate caratteristiche di neuroinfiammazione cerebrale con attivazione del sistema immunitario, aspetto che non si riscontra in quelli col finto intervento. Ciò evidenzia il legame di causa-effetto tra l’ostruzione dei vasi venosi del collo e il processo neuroinfiammatorio.

Paolo Zamboni (Ferrara) ha presentato nuovi dati di post analisi del trial Brave Dreams in cui emerge che i pazienti con una morfologia preoperatoria favorevole all’intervento di angioplastica con pallone hanno una probabilità molto elevata rispetto agli altri di non sviluppare nuove placche nelle risonanze magnetiche successive. Risulta quindi la possibilità di selezionare i pazienti e di predire con ragionevole certezza su quali questo approccio terapeutico innovativo può risultare vantaggioso. La terapia endovascolare su casi selezionati non va vista come una alternativa, ma piuttosto come un trattamento adiuvante le altre terapie che il paziente ha in corso.

Pietro Bavèra (Milano) ha illustrato il proseguimento di un suo studio in cui ha osservato per nove anni oltre 2.700 pazienti con diversi tipi di sclerosi multipla, una parte dei quali era stata trattata con angioplastica dilatativa venosa (PTA) mentre un gruppo di controllo non era stato trattato. Nei pazienti esaminati, il miglioramento del flusso venoso, dopo la correzione emodinamica, ha contribuito a ridurre o ritardare la progressione della malattia nei casi di sclerosi multipla recidivante-remittente.

Il valore delle terapie sulle vene giugulari – allorchè l’angioplastica riesce a correggere il flusso - sono state confermate, oltre che nell’ambito della sclerosi multipla, da casi di ipertensione endocranica (Pasquale De Bonis), cefalea intrattabile (Veroux), sindrome di Menière (Aldo Bruno).

Infine ampio spazio è stato riservato all’Ictus. La sezione dedicata a questa grave patologia ha visto i ricercatori a confronto sul tema delle tempistiche di intervento post evento traumatico, con un ricco dibattito in merito alla fondamentale domanda “Quanto tardi è troppo tardi per ricanalizzare i vasi cerebrali dopo l’ictus?”. Gli studiosi hanno concluso avanzando la proposta che piuttosto che fissare un limite temporale rigido per tutti i pazienti, si preveda un protocollo diagnostico più raffinato che permetta di prevedere in anticipo la probabilità di recupero ampliando la finestra temporale in cui è possibile intervenire.