Affluenza, dati definitivi nel Ferrarese: ha votato il 65,59%

Punte massime a Masi Torello, Vigarano e Voghiera oltre il 70%.  Ferrara città al 66,95%, la punta minima a Comacchio sotto il 60%.

FERRARA. I dati definitivi sull'affluenza confermano e rafforzano il netto incremento rispetto alle Regionali del 2014. In tutto il Ferrarese l'affluenza si è attestata al 65,59% contro il 37,34, con punte massime a Masi Torello, Goro e Vigarano Mainarda che hanno superato il 70%. Comacchio si conferma il Comune con l'affluenza più bassa, e l'unico a fermarsi sotto il 60%: nel 2014 aveva votato meno di un quarto dei comacchiesi. In tutta la Regione Emilia Romagna invece, l'affluenza è stata del 67,67%.

EnteRegionali 2020Regionali 2014
PROVINCIA65,6937,34
ARGENTA66,9539,34
BONDENO66,2254,97
CENTO66,7643,32
CODIGORO60,7829,25
COMACCHIO58,2424,98
COPPARO65,2435,07
FERRARA66,9538,34
FISCAGLIA60,1330,67
GORO71,0226,34
JOLANDA DI SAVOIA64,2329,36
LAGOSANTO64,8729,32
MASI TORELLO72,7336,56
MESOLA62,2825,58
OSTELLATO64,8835,74
POGGIO RENATICO68,0338,83
PORTOMAGGIORE                    64,28-
RIVA DEL PO61,49N.C.
TERRE DEL RENO67,27N.C.
TRESIGNANA63,7N.C.
VIGARANO MAINARDA70,1343,99

Una vera e propria ondata di votanti, che ha attraversato in maniera abbastanza omogenea l’intera regione, con qualche differenziazione che sarà materia di analisi per i politologi, più che per gli esperti di exit poll. D’altra parte le due elezioni regionali, una a distanza di cinque anni dall’altra, non avrebbero potuto essere più diverse per posta in palio, capacità di catalizzazione dell’opinione pubblica e attenzione da parte dei mass media.

Nel 2014 la chiamata alle urne fuori stagione era considerata già scontata fin dai primi sondaggi, nel confronto tra uno Stefano Bonaccini che veniva da una conduzione senza eccessivi del Pd regionale e Alan Fabbri, allora sindaco di Bondeno, “promosso” candidato presidente del centrodestra dalla caparbietà di Salvini, che fu l’unico leader nazionale a battere in lungo e in largo l’Emilia Romagna riuscendo a concentrare su di sé le telecamere delle tv nazionali con azioni tipo i blitz ai campi nomadi.

E sul clima elettorale di allora incise anche la bufera delle spese pazze dei gruppi consiliari regionali, che lambì lo stesso Bonaccini. Il clamoroso 37,71% di cinque anni fa si spiega quindi con più di un fattore, quasi tutti assenti nel voto di ieri. In più stavolta si sommavano altri tre effetti: Conte sì/no, «mandiamo a casa per la prima volta la sinistra» sul modello Ferrara, e le Sardine. Quest’ultima è stata la variabile più imprevista, in grado non solo di riempire le piazza ma anche, e ieri se n’è avuta una parziale conferma, le urne, in quanto ha parlato agli astensionisti di sinistra, delusi o disillusi che hanno trovato energizzante l’ondata ittica dei giovani anti-Salvini: l’effetto si è sentito molto lungo la via Emilia, dove le Sardine sono nate, ma ha sommerso anche parte del Ferrarese. Con loro non funzionano i luoghi comuni elettorali, tipo «piazze piene, urne vuote».

Quanto alla caduta dell’ultimo Muro rosso, invocata dai leghisti, ha introdotto paradossalmente un granello nell’ingranaggio dei sondaggisti, che tendevano (a partire da Piepoli) ad accreditare lo storico schema «alta affluenza, vittoria del centrodestra», servendo evidentemente da catalizzatore delle paure anche dell’elettorato più tiepido di centrosinistra. Fatto sta che già alle 19 il dato dell’affluenza al secondo intermedio era già venti punti di media sopra quella totale di cinque anni fa: il caso più clamoroso è Goro, che si era fermato nel 2014 al 26,34% e che con ancora la serata davanti aveva sfondato quota 60%. Si parla, tra parentesi, della piazza dove si è registrato un confronto diretto, anche se non in contemporanea, tra Salvini e Bonaccini. La capitale del contro-voto cinque anni fa è stata Comacchio, mentre stavolta in Laguna avevano in più da supportare il sindaco Marco Fabbri e hanno debordato oltre il dato delle Europee 2019.