Scuola. Il Tar accoglie il ricorso contro il prolungamento della Dad in Emilia Romagna

I giudici amministrativi sospendono l'ordinanza regionale: assembramenti non direttamente legati alla presenza in classe, l'amministrazione deve affrontare il problema a monte

Il tar dell'Emilia-Romagna ha dato ragione ai ricorrenti contro la chiusura delle scuole superiori. I giudici amministrativi hanno infatti deciso di sospendere l'ordinanza regionale dell'8 gennaio che ha prolungato la dad in Emilia-Romagna al 100%. La decisione del Tar arriva come provvedimento urgente e fissa per la trattazione collegiale dell'incidente cautelare la camera di consiglio del 10 febbraio 2021.

Il giudice afferma che "l'attività amministrativa di adozione di misure fronteggianti situazioni di pur così notevole gravità non può spingersi al punto tale da sacrificare in toto altri interessi costituzionalmente protetti", dovendo la Pubblica amministrazione agire in un "quadro di bilanciamento delle tutele di entrambe le esigenze pubbliche in rilievo, quella sanitaria e quella del diritto all'istruzione".

Il Tar specifica che l'ordinanza impugnata trae linfa da una rilevazione della situazione epidemiologica che "si riferirebbe comunque a un periodo temporale durante il quale le scuole secondarie erano chiuse da tempo", e aggiunge che "non sono indicati fatti, circostanze ed elementi di giudizio che indurrebbero a un giudizio prognostico circa un più che probabile, che non incremento del contagio riferibile all'attività scolastica in presenza nelle scuole secondarie di secondo grado".

Insomma i giudici accolgono le istanze dei genitori, spiega l'avvocata Milli Virgilio , una delle legali che ha rappresentato i genitori nel ricorso al Tar emiliano-romagnolo, ex assessora comunale alla Scuola: "Se le scuole superiori sono chiuse da settimane come fanno ad aver inciso sulla situazione epidemiologica? Come fa a essere sempre colpa degli studenti?". Nelle motivazioni il Tar aggiunge poi che tra le finalità per le quali la Regione aveva adottato la Dad al 100% c'era la necessità di evitare assembramenti e sovraffollamenti, temi su cui l'Amministrazione "può agire con misure che incidono a monte sul problema del trasporto pubblico" e a valle con misure organizzative quali la turnazione degli alunni e la diversificazione degli orari di ingresso a scuola", e "ferma restando una più stringente attività di controllo sugli adempimenti costituiti dall'uso dei dispositivi di protezione personale, quali l'utilizzo della mascherina, il distanziamento e l'uso di gel igienizzanti e sanificanti".

Siccome la Regione Emilia-Romagna "aveva dichiarato di essere già pronta alla riapertura, che tutto era pronto salvo poi "per motivi generali rinviare ulteriormente" il ritorno degli studenti in classe, dopo la sentenza del tar di oggi "non trovo giustificazioni per procastinare una riapertura che a questo punto il tribunale impone", prosegue Virgilio. "Il governo aveva adottato un decreto legge che imponeva l'apertura al 50%: questo è il primo motivo che abbiamo portato" all'attenzione dei giudici amministrativi contestando che invece la "la Regione ha chiuso tutto. Abbiamo rimproverato una totale violazione della legge statale".  In altre parole, rinviando il ritorno in classe degli studenti delle superiori "è stato violato un diritto fondamentale come quello dell'istruzione. E quando questo accade, occorre motivare e occorre un bilanciamento molto serio, perchè il bene in gioco è pesante. Avere un riscontro di questo tipo di attenzione culturale io credo sia molto importante e credo sia il messaggio principe di questo decreto del tar: la scuola viene prima", conclude Virgilio.