Due cittadini illustri per Borgo Scoline

E' una delle tante frazioni dormitorio dove la vita scorre ancora tranquilla Fra i personaggi che via abitarono lo storico Franceschini e il pittore Tagliaferri

Uno dei cittadini illustri di Borgo Scoline fu il pittore Pier Augusto Tagliaferri che frequentò i corsi d'arte alla scuola d'arte Dosso Dossi di Ferrara, ma era originario di Porotto. Morì giovanissimo, a soli 37 anni, ma collaborò alla decorazione interna della cattedrale di Ferrara con il pittore romano Virginio Monti. Sempre nella frazione visse anche Adriano Franceschini, storico e ricercatore, laureato honoris causa cui sono dedicate le scuole di Porotto. Ma si sono perse le tradizioni delle partite domenicali fra genitori figli e la frazione è diventata uno dei tanti paesi dormitorio, dove la gente vive ancora in armonia. «Una volta vicino alla mia casa c’era il forno, dove ora sorge al suo posto una palazzina». E’ Tiziano Accorsi, conosciuto come Michele, bibliotecario della biblioteca comunale di Porotto con la passione per il teatro, a snocciolare aneddoti. «Il paese è immerso nella campagna ferrarese e non ci sono luoghi di aggregazione. Una volta c’erano il macellaio, il bar con tre campi da bocce, la latteria, il fornaio, al “budgar”, il bottegaio, il barbiere e dove c’era il campo ci facevano anche le feste dell’Unità. Parliamo di 40 anni fa. Frequentata da tutti riuniva il paese intero: c’era chi faceva da mangiare, come le mamme e le nonne, e chi come noi ragazzi serviva ai tavoli improvvisandosi cameriere. Il punto di aggregazione era il bar con i campi da bocce più belli di Ferrara. Maris, il barista, teneva le fila dell’attività sportiva dove abbiamo disputato dai campionati provinciali ai regionali». Ma c’era anche la “sciuflina”, una signora anziana che gestiva la latteria del paese chiamata così «perché sapeva tutto di tutti». Con Porotto c’era molta rivalità, soprattutto negli anni '60. «Fra il 1970 e il 1975 la famiglia Mazzoni comprò una casa rosa e per i figli e i loro amici lasciarono un pezzo di terra dove, ogni domenica in estate, genitori e padri giocavamo a pallone. Non importava la vittoria, ciò che contava era stare insieme: le porte erano due stracci per terra e con il pallone che regolarmente finiva nel fosso. Bei ricordi». Solo fra il 1995 e il 2000 inizia una piccola espansione fra la via Forna, dove c’era la vecchia fornace, e la via Ladino fino all'intersezione con Porotto. «Il comitato di via Fondo Reno ha fatto di tutto per non avere le antenne e ora abbiamo anche un bellissima pista ciclabile fra via Pelosa e via Vecchio Reno. Ma da ragazzi avevamo il parco, ora conosciuto come Parco Naturalistico di via Vecchio Reno, dove ci ritrovavamo per andare d'estate a fare il bagno nei “busoni”, i buchi dove il contadino andava a prendere l'acqua. Ci sono ancora qua e là e sono un habitat adatto per gli uccelli migratori. Ma dei bellissimi alberi da frutta e nemmeno gli orti con la verdura non ve ne è più traccia».

Federica Achilli