Militari a Poggio tra edifici storici e reperti

Il generale Graziano: «Il peggio sembra passato ma resteremo fino a quando ci sarà richiesto»

POGGIO RENATICO. Nell'ambito dell'operazione denominata “Una Acies”, per portare aiuto alle popolazioni delle zone terremotate, all'interno della base dell'Aeronautica da una decina di giorni è dislocato un contingente di 300 militari, agli ordini del Colonnello Salvatore Tumminia, che ieri hanno ricevuto la visita del capo di stato maggiore dell'esercito generale di corpo d'armata Claudio Graziano. L'alto ufficiale era accompagnato dal generale Danilo Errico del 1° Fod (forze di difesa) un reparto di eccellenza per la gestione delle emergenze da cui dipende la task force dei militari accampati all'interno della base dell'aeronautica. Si è anche fatto il punto della situazione sull'attività svolta fino a questo momento. «Oltre ai servizi di sicurezza», ha precisato il generale Errico, «il reparto ha effettuato 220 interventi per verificare agibilità di edifici e rimosso 123 tonellate di macerie che contenevano anche reperti archeologici, causa il crollo di edifici storici, che sono stati pre selezionati in attesa di una verifca più approfondita da parte della sovrintendenza alle belle arti per poterli recuperare e riposizionare nei loro siti di origine». Nei prossimi giorni verrà anche realizzato un ponte con portata 60 tonellate, su via Tortiola a Vigarano Mainarda, in quanto quello esistente è stato gravemente danneggiato dal terremoto. Il capo di stato maggiore dell'esercito ha anche passato in rassegna il contingente militare, che comprende anche 23 donne e 7 ingegneri, per un saluto e per rendersi conto delle condizioni in cui stanno operando. «Li ho trovati molto motivati», ha spiegato il generale Claudio Graziano, «dal poter dare il loro apporto alla popolazione di queste zone colpite dal sisma. Come esercito siamo attrezzati per dare assistenza tecnica, svolgere servizi di sicurezza e rimozione di macerie. Una serie di attività che rientrano nella normalità dei nostri compiti quando siamo impegnati in queste particolari situazioni di emergenza. Resteremo fino a quando la nostra presenza verrà richiesta. Anche se al momento non si ravvede questa necessità, il periodo più critico sembra essere passato, siamo ugualmente pronti ad aumentare il nostro impegno, di uomini e mezzi, nel caso questo si renda necessario».

Giuliano Barbieri