Parkinson, nuove frontiere per la cura

Al S.Anna l’intervento per la prima volta in Italia con il Deep Brain Stimulation System

«Siamo i primi in Italia a poter utilizzare questa tecnologia tanto avanzata e sofisticata: la ditta americana che produce questi piccoli dispositivi ci ha scelto guardando ai nostri 10 anni di esperienza pregressa e all'ottimo lavoro portato avanti dalla nostra équipe nel campo del Deep Brain Stimulation System (La stimolazione profonda del cervello) nella gestione del Parkinson».

Così la dottoressa Maria Chiara Sensi del Sant’Anna ha presentato ieri, alla presenza della professoressa Maria Rosaria di Tola, dirigente del Dipartimento di Neuroscienze del Sant'Anna, e di Andrea Gardini, direttore sanitario aziendale il nuovo gioiello della Boston Scientific.

L'apparecchio è stato impiantato martedì – per la prima volta in Italia – su di una paziente romagnola di 58 anni, affetta da Parkinson da più di dieci anni. L'intervento è durato circa sei ore e la signora è in buone condizioni, in attesa che l'équipe – formata da più di venti persone – le dia il via libera per l'attivazione del suo dispositivo.

La tecnica della stimolazione profonda del cervello è una terapia non farmacologica che consente, attraverso un intervento delicato e importante, di sistemare degli elettrocateteri all'interno del nucleo del cervello sul quale la malattia agisce portandone la degenerazione (nucleo sub-talamico). Grazie a una sorta di centralina installata sul petto del paziente si va a stimolare la parte quando serve, in modo che si inibisca l'azione del nucleo sub-talamico, rendendo possibile al malato il controllo dei propri movimenti.

Proprio ieri al Dipartimento di Neuroscienze, si è festeggiato il decimo anniversario dal primo impianto di DBS al S.Anna: l'ammalato, che ora ha 70 anni, è un signore ferrarese colpito dal Parkinson quando ancora in età lavorativa e che continua a godere di una buona qualità della vita, nonostante la malattia.

Le particolarità dei nuovi dispositivi sono due: l'apparecchiatura permette di calibrare l'elettrostimolazione dei due emisferi cerebrali in maniera differenziata, più personalizzata e inoltre la batteria ha una durata di 25 anni, mentre quelle più obsolete duravano quattro. Anni e il paziente doveva essere operato più volte.

«La medicina moderna, oltre a curare le cause delle malattie deve anche tendere a offrire ai pazienti il mantenimento del miglior stile di vita possibile – ha spiegato la professoressa Tola– e per il Parkinson, che rimane una malattia degenerativa incurabile, la DBS è un mezzo che consente gli ammalati di essere autonomi ». Il dispositivo ha difatti una sorta di telecomando che il paziente ha a sua disposizione e – calibrato dall'equipe medica – gli consente di agire direttamente sull'elettrostimolazione, a seconda delle attività che lo stesso paziente deve compiere.

In Italia i malati di Parkinson sono circa 300.000, con una insorgenza media fra i 59 e i 62 anni – a oggi, però, sono in aumento i casi di Parkinson precoce, che colpisce persone sotto i 40 anni. «Io sono estremamente soddisfatta, operando nel nostro Dipartimento – ha spiegato la dottoressa Sensi - di poter proporre ai pazienti, anche quelli più giovani, diverse opzioni mediche affinché la malattia incida il meno possibile sulla loro vita, specialmente in quelle fasce d'età in cui queste persone sono produttive e socialmente attive».

Ingrid Veneroso