Carlo Bassi racconta i suoi splendidi 90 anni

Dall’amicizia con Cesare Cattaneo ai numerosi edifici costruiti in tutta Italia Tante le pubblicazioni su Ferrara e anche quel romanzo che diventerà un film

CARLO BASSI. 1. L’amicizia affettuosa con l’architetto Cesare Cattaneo (1912-1943) nata leggendo un suo libro e nutrita da un intenso scambio di lettere segna l’inizio della mia maturità e delle mie scelte motivate di vita. (Siamo negli anni 1942-1943, stavo compiendo vent’anni).

2. Con la trasformazione in oggetto concreto del sogno di “INCONTRO” mensile di politica lettere arti, realizzato nel 1945 nei mesi immediatamente successivi alla fine della guerra con un gruppo di amici, si rende leggibile una forte volontà di “partecipazione” alle vicende del mondo.

3. Il progetto e la realizzazione del complesso museale della Galleria d’Arte Moderna a Torino in seguito alla vittoria nel primo concorso nazionale bandito nel dopoguerra (oltre 40 i partecipanti) è il grande inizio alla professione che ho condotto per 50 anni con l’architetto Goffredo Boschetti che voglio ringraziare per la nostra lunga affettuosa e produttiva amicizia. L’impegno per questo lavoro copre gli anni che vanno dal 1951 al 1959. Oggi la GAM è uno dei poli culturali più importanti di Torino. La particolarità dirompente del progetto dell’edificio è stata la sua collocazione sul terreno in contrasto totale con il contesto e la plasticità delle pareti inclinate che consentiva l’ingresso della luce nelle gallerie di mostra, dall’alto, come richiesto dal bando di concorso.

4. Paola intanto insegna con fedeltà assoluta ai suoi Maestri. Da Monticelli di Mesola in provincia di Ferrara a via dei Narcisi a Milano continua con passione immutata per 40 anni il suo lavoro nelle aule scolastiche. I nostri figli Paolo e Giorgio sono il sale della nostra vita insieme a Gabriele il nostro primo nipotino. E’ su suggerimento di Paola che ho inventato Nonno Lu una guida che accompagna i bambini a visitare Ferrara, completamento della attività di Città bambina.

5. Fra Ferrara e Milano si dipana la mia lunga amicizia con Annibale Zucchini scultore artista di straordinaria sensibilità. Dopo la sua morte, ho curato una grande mostra di tutta la sua opera, che Ferrara ha voluto dedicargli, alla Galleria d’Arte Moderna del Palazzo dei Diamanti. Sue opere sono state collocate da me e Boschetti nelle nostre architetture sacre, di Voltorre e Malcantone.

6. Le chiese sono il leit-motiv di tutto l’itinerario progettuale dello studio d’architettura Bassi Boschetti. Con alcune realizzazioni emergenti: la chiesa degli Angeli Custodi a Milano il cui disegno anticipa il Concilio. Sant’Adele a Buccinasco alle porte di Milano, una casa-chiesa, Sant’Anselmo a Malcantone (Mantova) turrita come un castello matildico, San Giovanni a Saronno in provincia di Varese che interpreta Santa Maria delle Grazie nel suo ampliamento.

7. V come Volano è stato un convegno che ho promosso da assessore al Comune di Ferrara. Immaginava un nuovo disegno della città in funzione della presenza del fiume che lambisce il suo centro storico, il Po di Volano. E’ stato uno degli assunti dell’ultimo piano regolatore della città al quale ho lavorato con gli architetti Carlo Melograni e Pierluigi Cervellati.

8. Intanto i nipoti crescevano: due splendide ragazze, Zuni e Lisette e un giovane uomo Gabriele, tutti ormai alla conquista del loro spazio nel mondo. Poi la casa, i fiori, i libri, la nostalgia di Ferrara e della poesia.

9. Voglio ricordare gli Amici che ci hanno lasciato e la sequenza di nomi che mi accingo a scrivere vale come un testo poetico. I nomi che qui non sono segnati, perché la mia memoria è ormai labile, vivono tuttavia nel profondo del mio ricordo e della mia riconoscenza.

10. Poi, il lavoro nello studio e l’impegno alla progettazione continua anche con giovani colleghi fra i quali il carissimo architetto Carlo Francia collaboratore prezioso e amico fraterno. Immagini di architetture per abitare, per essere curati, per imparare: case, ospedali, scuole.

11. Ebbene, si, sono cittadino onorario di Baltimora grande città americana dove ho partecipato agli studi per il riallestimento del Baltimore of Museum of Art. Poi il Premio Stampa dei giornalisti ferrarese. Ora mi manca solo di essere “cittadino onorario” di Ferrara... L’integrazione delle arti è stato un tema molto sentito negli anni del mio lavoro. Ecco allora il binomio architettura-scultura alla XIII Triennale (e il diploma internazionale di Medaglia d’Oro) con lo sculture Carlo Ramous, e architettura e cinema con Angelo Mangiarotti nel documentario del 1953.

12. Ferrara e la scoperta dei primi segreti dei suoi “spazi” e dei modi per comprenderli indagando anche nella sua storia e nei suoi “luoghi”...

13. Ferrara e il suo disegno astrologico scoperto con Gianluigi Magoni con la individuazione della centralità del Quadrivio e della “luce” del palazzo dei Diamanti.

14. Poi “Perché Ferrara è bella” insieme a uno dei luoghi nuovi della sua bellezza in Corso Giovecca 65, dove abbiamo realizzato un innesto felice fra antico e nuovo in un grande recupero di un edificio storico.

15. Ferrara, lessico di architettura come completamento di Perché Ferrara è bella e un altro testo con una lettura parallela della storia della città e dei suoi percorsi che si è rivelato di lunga durata.

16. “La difficile bellezza” di Ferrara e la analoga bellezza difficile dell’ambiente del Delta del Po che ho cercato di indagare in una grande mostra al Castello Estense documentata nei cinque volumi del catalogo.

17. Combattimento per una immagine: Paolo Baratella, amico carissimo, dipinge la cupola della nuova Sagrestia della Cattedrale di Ferrara a ridosso del catino dell’abside dipinto dal Bastianino, mentre all’esterno si ricordano con una lapide i morti dei bombardamenti aerei e viene collocata la Madonna di Piazza a suo tempo sbriciolata da quegli ordigni di morte. Sono luoghi dell’anima che mi è toccato in sorte di progettare.

18. Antonio di Cristoforo, Madonna col Bambino detta “Madonna del Corridoio” (1450-1460), ora detta “La Madonna di Piazza” con la lapide dedicatoria che ho scritto citando alla fine Montale. Quella Madonna recuperata e riposizionata colma una ferita nell’abside del duomo durata 64 anni.

19. Infine il romanzo: “La morte di Le Corbusier”. Scriverlo è stato un sogno come quello di “INCONTRO...” Notizie recenti vogliono questo testo come soggetto per un film con al centro la figura del Maestro nel cinquantesimo della sua scomparsa.

20. L’ultima opera: la chiesa a Ferrara di Villa Fulvia per incarico di monsignor Giulio Zerbini, Vicario generale della Diocesi, dedicata al Beato Giovanni Tavelli di Tossignano. Il progetto propone simbologie importanti: la pianta a croce greca e la cupola ed esibisce all’esterno i colori di Giotto ad Assisi. Tutto in funzione del dialogo fra il rigore cartesiano della struttura che definisce la pianta e il cielo chiaro della cupola: icone del rapporto ecumenico fra Oriente e Occidente. Nella fase iniziale di questo progetto ho avuto la preziosa collaborazione di giovani colleghi: gli architetti Massimo Dalla Torre e Sabina Boselli e nella fase conclusiva ha lavorato come me l’architetto Guido Zigola.

21. Mentre riguardo le tappe della mia storia, mi accorgo che sono rimaste fuori alcune cose che tengo molto: Il tempio della cremazione alla Certosa, al quale ha lavorato con me l’architetto Guido Zigola, ho partecipato al restauro della chiesa di San Cristoforo, poi con l’ingegner Franco Mantero ho realizzato l’ampliamento della scuola Neruda. Poi ancora il premio di poesia “Lerici-pea”. Infine un divertissement: la rilettura dei nomi delle strade di Ferrara ad aggiornamento del testo fondamentale di Gerolamo Melchiorri.

Conclusione. Cosa aspetto? Sei arrivato al tempo dell’estrema vecchiezza, mi dice Andrea Zanzotto, sei diventato vecchio-vecchio, mi dice Vittorino Andreoli. Non so come ho fatto ad arrivare fino qui. Gli anni sono passati come l’acqua chiara scivola sul marmo, come il vento leggero muove le foglie dell’albero. Come l’acqua e il vento sono stati l’amore e il lavoro. Felici sempre perché inevitabili pene ne hanno reso il gusto da assaporare con giudizio. Cosa aspetto a chiudere la mia finestra sul mondo, mi andavo domandando, e a rifugiarmi su una nuvola a contemplare il sole che incendia il palazzo dei Diamanti? Aspettiamo insieme, mi ha sussurrato Paola, non farti fretta, accontentiamoci, per ora, di guardare i diamanti delle bugne del palazzo di Sigismondo dagli angoli del Quadrivio. Dacci, Signore, letizia e coraggio per toccare la vetta del nostro viaggio.