Comacchiopoli, chiesti quasi 14 anni

La procura: mercificazione delle proprie funzioni pubbliche. Le difese: nessuna prova di corruzione. Sentenza il 19 giugno

COMACCHIO. Condanne per quasi 14 anni: questo il conto presentato dalla procura ai politici e dirigenti del Comune di Comacchio accusati a vario titolo di corruzione, istigazione alla corruzione, abuso edilizio e omissione d'atti di ufficio. Ieri al termine della sua requisitoria il pm Proto ha chiesto 2 anni e 9 mesi per l’ex assessore Berto Cavallari (Urbanistica) e 2 anni ciascuno per i colleghi di giunta Eugenio Gramolelli (Commercio) e Fabrizio Felletti (Sport). Due anni e due mesi la richiesta per l’ex dirigente del settore Urbanistica Manlio Carli, 3 anni e 2 mesi per il suo predecessore Antonio Pini e un anno e mezzo per l’ex consigliere comunale Iginio Ferroni. E se da quell’intreccio di interessi e rapporti tra politici e imprenditori ipotizzato dall’accusa nessun imputato - ha detto lo stesso pm - «ha intascato un soldo, non per questo la loro condotta appare meno grave». Perché, come chiarito dal gip che aveva già condannato in abbreviato l’imprenditore Luciano Vazzoler , «mettere a disposizione una struttura pubblica per piegarla a favore di qualcosa che pubblico non è, costituisce una violazione dell’imparzialità; e la mercificazione della propria funzione trasforma un atto legittimo in un atto contrario ai propri doveri». Dunque gli amministratori compirono atti contrari al loro dovere nell’approvare - con i passaggi in Conferenza dei servizi del 28 novembre 2008 e in Commissione qualità del 17 marzo 2009 - il progetto per la realizzazione di un centro per il brico in zona Collinara, come richiesto dalla società Tresor dell’imprenditore Vazzoler. Quell’operazione sempre secondo l’accusa, nascondeva uno scambio di interessi: Vazzoler avrebbe pagato il buon esito della pratica con 30mila euro, veicolati attraverso sponsorizzazioni al Comacchio Calcio. Società che aveva bisogno di liquidi, al punto che da due mesi i giocatori non ricevevano lo stipendio. Operazione che sarebbe stata favorita dall’ingegner Sergio Marinelli, tecnico di fiducia di Comune e Tresor ma soprattutto grande accusatore. Proprio le sue dichiarazioni, insieme alle intercettazioni, sono le basi su cui poggia l’accusa. «Dichiarazioni genuine, anche perché autoaccusatorie», ha sottolineato il pm (Marinelli ha patteggiato 1 anno e 6 mesi). «Dichiarazioni inattendibili dette da chi era rimasto con il cerino in mano e ha cominciato a parlare a ruota libera», hanno ribattuto le difese. Alla tesi accusatoria l’avvocato Francesco Vinci (difesa Cavallari) ha infatti opposto la tesi del “sistema Marinelli”: il tecnico avrebbe vantato conoscenze e influenze nel Comune di Comacchio per “ungere” i suoi clienti, con l’appoggio dell’allora presidente del consiglio provinciale Filippo Farinelli, già indagato e deceduto durante l’inchiesta. Non a caso, hanno insistito le difese, Marinelli aveva l’abitudine di registrare le sue conversazioni con i politici, «perché consapevole di essere in malafede». E non a caso la pratica Vazzoler si era incagliata proprio a causa delle inadempienze dell’ingegnere nel completare la documentazione necessaria, scatenando le ire di Vazzoler. Opposte le interpretazioni di accusa e difesa. Per il pm l’approvazione finale della pratica fu frutto di una forzatura. Per i legali degli imputati invece fu un atto dovuto, compiuto solo quando la documentazione (dopo la sostituzione di Marinelli) fu in ordine. E i tecnici comunali - è intervenuto l’avvocato Solinas (difesa Carli) - «hanno testimoniato di non aver mai ricevuto pressioni». Ancora: per l’accusa il passaggio di denaro è provato da tre fatture emesse dal Comacchio Calcio. Per l’avvocato Gionchetti (difesa Gramolelli), quei pagamenti non erano diversi dai 20mila euro di sponsorizzazioni ricevuti dalla società dal 2005 al 2008: «Manca la prova dell’accordo corruttivo e dell’accettazione da parte dei pubblici ufficiali».

Discusse infine, per vicende diverse da quelle del brico center, le posizioni dell’ex dirigente all’Urbanistica Antonio Pini e dell’ex consigliere di opposizione Iginio Ferroni. Per il primo la procura ha chiesto la condanna più pesante, 3 anni e 2 mesi per tre capi di imputazione: due casi di presunta concussione per altrettante pratiche edilizie (la multisala della Tresor e la sanatoria di un abuso edilizio) e un’omissione in atti di ufficio per aver dato seguito alla demolizione di un manufatto abusivo tre anni dopo l’ordine; la pratica coinvolgeva un familiare dell’ex sindaco Cicognani e sarebbe stata riesumata da Pini solo per ripicca dopo i contrasti nati tra i due. Ma questa contestazione, ha replicato l’avvocato Mezzogori, era già stata archiviata in un altro procedimento. Infine, l’ex consigliere di An Iginio Ferroni è accusato di istigazione alla corruzione perché avrebbe chiesto 50mila euro a un imprenditore per caldeggiare il progetto del Porto turistico in consiglio comunale. Pessimo affare, ha ironizzato l’avvocato Felisatti, visto che era un consigliere di minoranza. L’imprenditore, dal canto suo, ha sempre detto che fu solo Marinelli a parlargli di denaro. Un’altra spia del “sistema Marinelli”? La risposta dai giudici il 19 giugno.

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