<Quella strada maledetta mi ha portato via Bruno>

Il luogo dell'incidente

La disperazione del padre del ventenne travolto da un'automobile lunedì sera: avevo segnalato ai vigili urbani che le automobili in quel tratto corrono troppo

FERRARA. «Quella strada maledetta. Qui ho perso mio figlio, la gioia della mia vita. Via Modena è pericolosa, le macchine sfrecciano veloci e io l’avevo segnalato, l’avevo detto ai vigili urbani. Nessuno nel frattempo ha fatto niente». A parlare è la disperazione di Pasquale Ruberto, il padre di Bruno che a vent’anni, lunedì sera, ha perso la vita a cento metri da casa, dove stava rientrando in sella alla sua bicicletta. Un’auto guidata da un giovane l’ha falciato mentre attraversava la carreggiata immettendosi dalla pista ciclabile per raggiungere sul lato opposto l’imbocco di via Montale, a Cassana, dove si trova la villetta nella quale abitava assieme alla famiglia.

Pasquale Ruberto

Le ultime pedalate - poco prima delle 22.30 - mentre stava rientrando da una serata trascorsa con gli amici.

Il colpo lo ha tramortito, sbalzato sull’asfalto e ucciso, nonostante i soccorsi. Una scena che ha impresso per sempre lo choc nella mente di uno dei fratelli, che si è precipitato sul posto, e ha rovinato la vita del padre Pasquale, 43 anni, operaio della Coopser e della compagna Elisa, 44 anni, addetta della mensa ospedaliera, oltre degli altri due fratelli del ventenne. Pasquale è rientrato in anticipo dalla Calabria, la sua regione d’origine dove era in vacanza. Una chiamata che non avrebbe mai voluto ricevere.

«Non riuscirò ad andare avanti dopo quello che è successo - racconta senza nascondere l’emozione - Da quando ho perso mio figlio ho un pensiero fisso, se qualcuno mi avesse dato ascolto forse si sarebbe potuto salvare». L’uomo ricorda che «mi ero rivolto ai vigili urbani di Pontelagoscuro spiegando che su via Modena la velocità delle auto è folle. Bisognerebbe installare dei dissuasori di velocità e ricavare qui davanti un passaggio pedonale o ciclabile ben segnalato per far passare da una parte all’altra della strada chi si trova sulla pista destinata alle biciclette e deve entrare in via Montale. Ora chiedo, chi avrebbe potuto intervenire? Non ha nessuna responsabilità in quello che è successo o ne ha una buona parte?».

L’indagine sulle cause dell’incidente è in corso. Si dovranno accertare le condizioni di visibilità (era notte e pioveva), la velocità dell’auto, il comportamento stradale di chi guidava la bici. Ma Pasquale Ruberto è convinto che bisognerebbe «guardare anche oltre, perché se non cambiano le cose quella strada resta pericolosa». Lamentele e proteste sull’eccessiva velocità dei veicoli nel tratto di via Modena fino a Porotto si raccolgono quasi in ogni casa o bar. «Soprattutto di notte sembra un circuito automobilistico - raccontano i residenti - chi deve attraversare o anche camminare sul ciglio per entrare nella propria casa rischia la vita».