I reperti di Spina pronti a tornare

Comacchio, sono state già avviate tutte le attività necessarie per “sbloccare” una situazione ferma da decenni

COMACCHIO. Alla Manifattura dei marinati, nel corso dell’inaugurazione della mostra fotografica di Oreste Biancolli e del libro “C’era una volta”, a cura di Erika Scarpante il sindaco Marco Fabbri e il funzionario del Museo archeologico nazionale di Ferrara, Mario Cesarano, richiamandosi al valore imprescindibile della memoria storica, sono tornati sul tema dei reperti archeologici recuperati nel secolo scorso durante i lavori di bonifica nelle valli. «Grazie a Cesarano che ci sta supportando e sopportando, dedicando tanto tempo e attenzioni a questo territorio, in piena sinergia con la Soprintendenza ai beni archeologici – ha commentato il sindaco - stiamo facendo di tutto per portare i reperti di Spina nel settecentesco ex-ospedale degli infermi». Prendendo la palla al balzo, Cesarano ha sottolineato che «il nuovo museo è parte di una rete che deve comprendere altre realtà culturali», prima fra le quali il sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, dove proprio in questi giorni sono cominciati i lavori di sistemazione del parco. Sono circa 200 i reperti dell’antica necropoli di Spina destinati a tornare alle origini, dopo un minuzioso lavoro di repertazione, per svolgere il quale è stata recentemente bandita una gara di inventariazione e schedatura degli stessi corredata di documentazione fotografica digitale. Sono previsti anche una serie di adempimenti burocratici, oltre alla selezione dei pezzi che deve rispondere ai criteri assegnati dal progetto scientifico, vincitore del concorso di idee, ad appannaggio di uno staff di studiosi, coordinato dall’architetto Michela Biancardi. Vanno messi nel conto anche i restauri, le autorizzazioni ministeriali per il trasferimento e la realizzazione di casse adeguate al trasporto, da parte di ditte specializzate. «Tutte queste attività sono state avviate – ha precisato Cesarano – e a breve si passerà alla fase finale del trasferimento fisico dei reperti. Anche gli architetti ai quali è stato affidato il progetto sono alacremente all’opera, in stretto contatto col comitato scientifico, per realizzar nel più breve tempo possibile un’esposizione capace di esprimere i contenuti del nuovo museo, in maniera nuova ed entusiasmante». Insomma dopo decenni di attesa, sta per concretizzarsi un sogno per la comunità comacchiese: veder esposti i reperti in un museo locale.

Katia Romagnoli

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