Migliaia di luci e nessun rumore

Goro ha voluto ricordare così la lunga notte di Willy Branchi. Ha scelto il peso del silenzio per invitare chi sa a parlare

GORO. È buio pesto, l’odore di salsedine penetra nel naso e sembra di camminare sospesi nel nulla. Per la strada oltre duemila persone ed un silenzio irreale: non una parola, un lamento, un singhiozzo. Così Goro ha deciso di ricordare Willy Branchi, barbaramente ucciso 26 anni fa, appena 18enne. Il lungo corteo è partito dal Parco intitolato al ragazzo e si è diretto lungo la strada che costeggia l’argine. In testa Luca Branchi che per tutto il tempo ha stretto la mano di suo figlio Willy: lo ha abbracciato, coccolato, baciato, cercando e trovando nel suo sguardo la forza di ogni passo.

«Eccola, questa è Goro - dice con un filo di voce - non mi aspettavo niente del genere. Ci sono tutti, davvero tutti». Il volto di Luca è illuminato dalla luce delle telecamere, dietro di lui migliaia di piccole lucine: sono le fiaccole tenute in mano da un paese intero. Luca e il piccolo Willy scendono dall’argine e arrivano ad illuminare con le loro candele l’angelo di pietra bianca. «Mio fratello è stato trovato qui, l’hanno barbaramente ucciso non prima di averlo fatto soffrire. Io devo sapere chi è stato perché Willy chiede giustizia». Girandosi, trova l’abbraccio caldo di chi rimane fermo sull’argine. «Grazie, grazie a tutti. Sono orgoglioso di questo paese, sono orgoglioso di essere gorese».

“Basta silenzi, Goro sta con Willy”; “Non è criminale solo chi il delitto lo commette, ma anche chi sta in silenzio e lo permette”. In tanti hanno affidato il loro pensiero a cartelloni e striscioni, nessuna voce si è sentita. Una scelta tacita ma ben precisa, quasi a voler sottolineare il peso che il silenzio può avere, un peso difficile da sopportare. «Non vogliamo vendetta - fa presente Luca Branchi - persone che per anni sono riuscite a sopportare il tormento della responsabilità della morte di un ragazzino non verranno certo turbate dal nostro dolore. Chiedo però giustizia, la devo a Willy».

In maniera quasi inaspettata don Francesco, parroco di Goro, intona “L’eterno riposo” che come un’eco riempie le vie del paese. Quindi il corteo volta le spalle, aspetta che la famiglia Branchi lo attraversi ed una volta tornati in testa si muove verso la piazza. I primi ad arrivare prendono posto lungo i muri, a lungo il centro della stessa resta vuota, poi pian piano qualcuno si fa avanti, poggia la torcia spenta sullo scalino più alto e resta in piedi. Basta poco per non trovare più un centimetro libero. «Quando Willy è stato ucciso ero parroco a Bosco Mesola - racconta don Francesco - un colpo al cuore, ne parlavano tutti e il nome che passava di bocca in bocca era sempre lo stesso. Un nome evidentemente sbagliato. Se qualcuno è venuto a confessarsi? Per carità! Chi commette un omicidio del genere non viene a parlare col Signore. Venerdì dirò una messa per Willy, sarò a disposizione dei cittadini perché ci sa deve parlare».

Subito dietro i primi striscioni, il sindaco di Goro Diego Viviani. «A Goro abitano 1.700 famiglie, in piazza siamo oltre duemila. In momenti come questi un sindaco capisce perché ha scelto di rappresentare i cittadini: sono orgoglioso della mia gente, orgoglioso delle risposte che sta dando questo paese. Una tra le parole più belle che conosco è solidarietà. Far parte della stessa comunità significa aiutare ad arrivare fino in fondo». Emozionata, contenta e orgogliosa anche la cugina di Willy Andrée Branchi che quando anche l’ultima fiaccola si spegne, si perde in un lungo abbraccio con Luca, visibilmente commossa. «Willy ha fatto oggi un piccolo miracolo: Goro è riuscita ritrovarsi, a tirare fuori il meglio e lo ha fatto anche questa volta senza troppo rumore».