«Un ragazzo massacrato»

In piazza l’avvocato della famiglia mostra le immagini del corpo trucidato

GORO. La pioggia, alla fine, non è arrivata e la piazza ha potuto così ospitare parole dure e pesanti. I primi salire, con il loro striscione i compagni di scuola, gli amici classe 1970: «Sei sempre nei nostri cuori. Ti abbiamo chiamato noi “Willy”, eri una persona speciale, andremo avanti per te, per la tua famiglia». Quindi è Andèe Branchi a prendere la parola, leggendo la lettera scritta da persone molto vicine alla famiglia. «Abbiamo vissuto lo strazio e il dolore profondo di quei giorni. La ferita è stata brutalmente riaperta e la paura è che, ancora una volta, si punti il dito su persone sbagliate. Non chiediamo vendette ma confessioni perché a nessuno può e deve dispiacere se queste bestie saranno punite. Chi sa, deve parlare». «La dignità della famiglia Branchi è degna di nota - interviene l’avvocato Simone Bianchi - Quando nel 2013 ho raccolto l’appello di Luca pensavo sinceramente di non riuscire ad arrivare alla riapertura delle indagini. Tante volte ho pensato di mollare ma poi guardavo le foto del corpo di Willy e trovavo, trovo la forza di andare avanti». Da qui la decisone di mostrarle alla piazza. «Sono immagini tremende - va avanti Bianchi - ma a Goro tanti pensano ancora che il ragazzo sia stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia. No. Willy è stato picchiato, spogliato, torturato. Willy ha sofferto per ore prima di essere ucciso. Un ragazzino massacrato, già morto quando il proiettile è arrivato allo zigomo». Luca Branchi piange, il silenzio della folla viene rotto dai singhiozzi, e i bambini fatti girare verso il corpo dei genitori che proteggono la loro testa. Alle 19 Goro torna casa, dai balconi sventolano lenzuola bianche. (an.bo.)