Amianto? L’Inail non risponde

Nel 2005 la richiesta di indennizzo, l’istituto dopo 9 anni non la accoglie e ora tace sui dubbi sollevati

Ma l’Inail non risponde: a quasi un mese dalla segnalazione sulla Nuova Ferrara di un lavoratore che aveva chiesto informazioni sull’esposizione all’amianto che aveva subito durante la sua professione, e che dopo 9 anni di attesa dalla richiesta aveva avuto risposte del tutto inadeguate, dall’Inail non è arrivato ancora nessun cenno. Dunque, nonostante le richieste rivolte all’Inail, ancora nessuna risposta è pervenuta su una situazione che proprio in questi giorni è diventata scottante e di estrema attualità, come tutto quello che ruota attorno ai casi lavorativi legati all’amianto.

Un mese fa infatti la Nuova aveva scritto della vicenda di un lavoratore ferrarese che ha ricevuto una raccomandata dall’Inail in risposta a un suo quesito datato 2005 e che riguardava l’esposizione all’amianto. Nel giugno 2005 partiva alla volta dell’Inail da parte di alcuni lavoratori una domanda di riconoscimento dell’esposizione all’amianto ai fini della concessione dei benefici previdenziali (Art.47, D.L. 269/03, convertito nella legge 326/03 e norme attuative). Bene, il 27 ottobre 2014 era arrivata la comunicazione di rifiuto dell’istanza dovuta al fatto che «...la documentazione probatoria raccolta non consente di esprimere una valutazione tecnica sull'esposizione all'amianto...». «A prescindere dal fatto che - amianto o meno - dopo 9 anni e mezzo il destinatario poteva anche non esserci più, vien da chiedersi se servivano nove anni per accorgersi che non c’erano i dati per una valutazione tecnica» si chiede il lavoratore. E aggiunge: «A meno che i nove anni non siano il tempo tecnico per una risposta di questo genere: se servivano ulteriori prove per capire se effettivamente c'erano problemi per una intera categoria a rischio, visto che si trattava di amianto, non si potevano chiederle un po' prima?»

Ora tutti questi dubbi restano senza risposta. E dire che la domanda era circostanziata, con foto, curricula lavorativi emessi dal datore di lavoro nei quali, almeno in quello mostrato, vien dichiarato che «...nonostante il servizio non comporti l’adibizione in modo diretto ed abituale ad una della categorie lavorative individuate dai dispositivi normativi dedicati, si ritiene di non escludere in occasioni particolari che il personale abbia potenzialmente operato in presenza di materiali o manufatti contenenti amianto». Le foto, risalenti al 2005, mostrano dispositivi di protezione individuali contenenti fibre di amianto messi fuori uso e chiusi in una cassa dentro un container. Questi – di cui non esiste memoria scritta - avevano sostituito quelli precedenti confezionati in amianto e smaltiti secondo le norme vigenti. E qui esiste memoria scritta. Queste domande non furono casuali in quanto sollecitate da alcuni sindacati dopo un decreto del Ministero del lavoro del 27 ottobre 2004 in attuazione della legge 269/03. «A questo punto si spera di non dover attendere ulteriori 9 anni per ricevere la risposta dell’Inail su questo caso».