«Il Grattacielo è un insulto alla città»

La sferzata di Sgarbi: è stato il prodotto di un’era di barbari. Ma c’è chi difende le torri e chi spera di poterle riqualificare PARTECIPA AL SONDAGGIO

FERRARA. Chissà se, avendo a disposizione la tecnologia, lo scrittore del Giardino dei Finzi Contini avrebbe deciso - anche lui - di esprimere il suo giudizio con un semplice clic. Giorgio Bassani considerava il Grattacielo di Ferrara, che negli anni ’60 era quasi fresco di muratura, una bruttura da fare addirittura “saltare”. Mezzo secolo dopo sono i lettori della ‘Nuova Ferrara’ ad usare il mouse per spiegare come la pensano riguardo al futuro delle due torri che dominano la prospettiva di viale Cavour fino al Castello e oltre. La provocazione del presidente dell’Ordine degli Architetti, Diego Farina, che in un’intervista pubblicata dal quotidiano ha proposto di abbattere il Grattacielo (dopo aver risolto la questione del trasferimento dei residenti) per fare spazio a un’area verde da mettere a disposizione della città non ha lasciato indifferenti i ferraresi.

C’è chi ha espresso il suo parere nel sondaggio on line, chi ha preferito scrivere un commento (spesso velenoso) in coda all’intervista pubblicata sul nostro sito internet e chi ha risposto alle domande poste dal cronista. Ecco quattro giudizi che possono in qualche modo rappresentare le categorie degli “anti”, dei “possibilisti” e dei “pro”.

Gli “Anti”. In questo gruppo si può collocare Andrea Malacarne, il presidente della sezione ferrarese di Italia Nostra, che ha inquadrato il tema in un baleno. «Non è la prima volta che la nostra associazione si occupa dell’argomento - ricorda il presidente del sodalizio culturale - abbiamo organizzato iniziative specifiche in passato proprio dedicate al caso Grattacielo e la nostra posizione non è cambiata. Quella costruzione non ha futuro: potrebbe essere demolita totalmente o parzialmente (dimezzandone l’altezza) ma non è recuperabile in altro modo».

Sul dopo-Grattacielo, però, le alternative possono essere diverse. Malacarne non concorda del tutto con Farina sulla soluzione-parco. «Stiamo parlando di un intero comparto della città che deve essere ripensato, a partire della viabilità che riduce la zona a spartitraffico - prosegue Malacarne - ma è assodato che il Grattacielo come elemento finale della prospettiva dell’asse Cavour-Giovecca non avrebbe dovuto mai essere realizzato. Bassani, che è stato uno dei fondatori di Italia Nostra, lo dichiarò in modo forte e deciso già negli anni ’60. È chiaro però che nessuno va messo in mezzo a una strada e che per i residenti dovranno essere trovate sistemazioni alternative. Un intervento da programmare nel lungo periodo». Ma come?: «Lo sviluppo verticale può essere sostituito da uno sviluppo orizzontale dei volumi coinvolgendo in un ripensamento più generale l’intero comparto urbanistico». Una pagina da chiudere, quindi, anche se con modi e tempi che devono tenere conto degli aspetti sociali ed economici, oltre che semplicemente urbanistici.

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi è ancora più duro. «Il Grattacielo - è la sua sferzata - è un insulto fatto in un’era di barbari alla città dove è nato Biagio Rossetti. Era sbagliata l’idea di futuro, quell’edificio oggi è vecchio e si presenta in tutta la sua miseria».

I “Possibilisti”. Seppure con un tono molto meno perentorio, anche l’assessore comunale all’urbanistica, Roberta Fusari, non si può inserire tra gli alfieri dei palazzoni di viale Costituzione. «Da anni lo diciamo a turno un po’ tutti quale dovrebbe essere il futuro del Grattacielo. Ma non si può ignorare quanto è stato già impostato - argomenta l’assessore - un approccio che allarga il campo alla zona del Nord Ovest, all’ex scalo ferroviario, a via del Lavoro, al comparto della stazione. Oggi c’è un gruppo di esperti che sta lavorando su alcune ipotesi in collaborazione con Rfi (società delle Ferrovie dello Stato)». La riqualificazione di questo «delicato settore della città deve passare attraverso un progetto di recupero del quartiere, poi ci si potrà concentrare anche sul destino di quello specifico contenitore dove abitano peraltro quasi duecento famiglie». Buttarlo giù? «Non dico di no a priori ma la questione-Grattacielo non si può isolare da quel contesto», conclude l’assessore.

I “Pro”. Il ruolo di difensore delle torri se l’è arrogato lo scrittore Roberto Pazzi. «Demolirlo? E perchè? - ribatte stupito - Il Grattacielo non è in se stesso un male. In quegli appartamenti hanno abitato miei amici che andavo a trovare quando la zona non soffriva dei problemi che ha oggi. Dai piani più alti si gode una stupenda vista sulla città. Penso che chi propone di distruggere abbia scelto la soluzione più semplice, quella che non risolve problemi complessi legati all’integrazione, alla droga, alla sicurezza. Tutto questo non può essere cancellato eliminando una casa, un palazzo. Se ci si vuole soffermare, poi, solo sull’aspetto architettonico - chiosa Pazzi - allora chiedo: perchè l’amministrazione locale ha autorizzato in passato la costruzione di veri e propri mostri come il palazzaccio di via Kennedy, un vero obbrobrio, altro che il Grattacielo».