Mattarella-Ferrara, il ‘trattino’ è Dario

Il Capo dello Stato presentato a Renzi una settimana fa dal ministro, che l’aveva portato in città per anticipare l’Ulivo

Sergio Mattarella ha meno frequentazioni di Ferrara rispetto al suo predecessore, Giorgio Napolitano, ma un cordone ombelicale molto solido con la nostra realtà ha segnato la nascita e il consolidamento della sua candidatura vincente alla presidenza della Repubblica. Questo legame è incarnato da Dario Franceschini, il ministro della Cultura che, metteva ieri Repubblica tra virgolette, da tre giorni stava «attaccato a Matteo (Renzi, ndr) per preparare questo risultato. E una settimana fa lo ho accompagnato a conoscere Sergio». Insomma, lo sponsor principale se non proprio l’inventore dell’operazione che ha dato all’Italia un presidente molto votato in Parlamento, ricompattato il Pd, rafforzato il governo e tutto il resto. L’ipotesi si regge sull’antica frequentazione, che è diventata amicizia, tra il ministro e il neopresidente, cementata dalla comune militanza nella vecchia sinistra Dc. «Si era ai tempi della segreteria De Mita, quindi all’inizio degli anni Ottanta - ricorda Mario Canella, uno che quell’area l’ha rappresentata per anni in provincia come luogotenente di Franceschini - Mattarella era nella cerchia del segretario e Dario cominciava a fare la spola con Roma, da responsabile del giornale dei giovani Dc. Iniziarono a frequentarsi lì e non si sono più persi di vista, passando per l’Ulivo e il Pd. Non dimentichiamoci che Franceschini era capogruppo alla Camera quando Mattarella venne eletto giudice costituzionale, nel 2011. Lui l’ho incontrato diverse volte a Ferrara, è una persona sobria e riservata, che non ama apparire, non certo un ‘compagnone’ ma con il quale si dialoga con piacere a tu per tu». Parole molto simili a quelle usate dal ministro, che l’ha definito anche «quasi un fratello minore».

Di visite ufficiali in città di Mattarella se ne ricordano un paio, entrambe di diversi lustri fa: la prima ad una scuola come ministro all’Istruzione dell’Andreotti VI, all’inizio del 1990, e la seconda per un dibattito con Massimo D’Alema alla Sala Estense, nel ’95, per preparare la nascita dell’Ulivo. «È stato in quest’occasione che l’ho conosciuto - racconta il sindaco Tiziano Tagliani, altro ex sinistra Dc - Una persona molto pacata, uno stile sobrio come si è potuto vedere oggi in tv. Questa Italia e questa politica troppo spesso caciarona hanno bisogno di un presidente come Mattarella». Sono piovuti tweet e messaggi di felicitazioni da un folto gruppo di esponenti Pd, a partire dal segretario Paolo Calvano, mentre il “sentiment” che attraversa i partiti di opposizione è piuttosto variegato.

«No, il nome di Mattarella non è certo scandaloso - argomenta V ittorio Anselmi, capogruppo comunale di Forza Italia - anche se così si chiude un ciclo, cioè un giudice al vertice delle istituzioni. Sarà anche il mio presidente, sperando che si comporti diversamente da Napolitano. Mi spiace però il metodo con il quale è stato eletto: abbiamo avuto conferma che per il Pd è normale portarsi a casa tutto senza riconoscere nulla a chi, come noi, ha contribuito alle riforme. Vorrei a questo punto più polso e iniziativa da parte nostra». Anselmi si differenzia comunque dalla posizione di rottura di Fitto, «dannoso invocare l’azzeramento dei vertici. Certo, questa vicenda ha evidenziato i problemi di Forza Italia, e nei rapporti con Lega e Ndc».

In campo M5S c’è da segnalare un tweet secco della capogruppo Ilaria Morghen, «se li risento dire Rottamazione...» con evidente riferimento all’origine ex Dc di Mattarella; e un sospiro di sollievo a metà che emerge dal post del movimento ferrarese: «Pensando che al posto di Mattarella ci sarebbero potuti essere personaggi come Amato o la Finocchiaro diciamo che anche in questo caso il M5S ha ottenuto un importante risultato. Ringraziamo di cuore Ferdinando Imposimato, un uomo fin troppo perfetto per ricevere voti dai partiti, che sarebbe stato un Presidente degnissimo di rappresentare il Paese».

La posizione più dura è quella di Paolo Spath (Fdi), che ha twittato un tranciante «Mattarella non è il mio Presidente. Il vecchio centrodestra è morto».

Stefano Ciervo

Marcello Pradarelli

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