«Siamo sposate, ma solo per la Spagna»

Dal 14 febbraio raccolta di firme per chiedere la trascrizione nei registri comunali di tutti i matrimoni contratti all’estero

Chiara Bonora e Roberta sono mamme di due gemelle, che Roberta ha avuto con la fecondazione artificiale. Chiara è diventata a tutti gli effetti mamma delle due bimbe dopo essersi sposata a Barcellona, matrimonio civile che le ha consentito anche di adottare le figlie biologiche della sua compagna, anzi di «mia moglie Roberta», come la chiama con grande naturalezza Chiara.

Lo loro storia non è nuova. Chiara l’ha portata alla ribalta fin dal 2010, anno del matrimonio in Spagna e della sua candidatura con i Radicali alle regionali. Chiara e Roberta avrebbero voluto sposarsi civilmente a Ferrara, ma l’ufficiale di Stato civile si era rifiutato di procedere alla pubblicazione di matrimonio. Per nulla disarmate arrivarono a reclamare il loro diritto al matrimonio civile fin davanti alla Corte Costituzionale. Non ebbero fortuna, i giudici stabilirono che non possono dirsi «illegittime le norme del codice civile che impediscono di sposarsi a persone dello stesso sesso». Insomma niente da fare. Ma non bastano un paio di no a fermare Chiara e Roberta.

Nemmeno l’ultimo no pronunciato dalla Cassazione, che ha negato a Angelo e Piergiorgio di sposarsi nel municipio di Roma. Tanto più che la Cassazione, pur dicendo no al matrimonio fra omosessuali, ha quasi implorato il Parlamento di legiferare in modo da garantire almeno «un nucleo comune di diritti e doveri di assistenza e solidarietà propri delle relazioni di coppia».

Chiara (che alle regionali di novembre 2014 si è presentata con Sel e pur non essendo eletta è stata la più votata della lista ferrarese con 158 preferenze) insieme a Roberta, all’associazione Famiglie Arcobaleno, a Circomassimo e Agedo torna a reclamare i diritti di gay e lesbiche con l’iniziativa “Trascriviamo”, che sarà presentata domani nella conferenza convocata al Centro documentazione Donna di via Terranuova. Sarà promossa una raccolta di firme per chiedere che siano trascritti nel registro comunale di Ferrara tutti i matrimoni contratti all’estero. Il perché è spiegato nel manifesto di “Trascriviamo”: «Si tratta di coppie, famiglie con figli che non hanno tutela giuridica, veri e propri cittadini di serie B. Coppie, famiglie fantasma. Persone che lavorano, studiano, pagano le tasse e amano come i loro concittadini, ma a differenza di questi hanno diritti e doveri solo come singoli». La raccolta di firme inizierà il 14 febbraio, giorno di San Valentino.

Chiara reclama diritti autentici e dei palliativi non sa che farne. Nel Comune di Ferrara dal 2006 esiste l’Elenco delle Unioni Civili, che è rivolto alle coppie conviventi unite da vincoli affettivi. «Ma io e mia moglie Roberta non ci siamo iscritte perché è vuoto di contenuti, dà solo diritto a un punteggio per l’assegnazione degli alloggi di Edilizia residenziale pubblica. So che l’assessorato alle Pari opportunità sta lavorando per inserire degli autentici riconoscimenti, delle tutele, in questo caso avrebbe un senso iscriversi».

Ma l’obiettivo vero è vedersi riconosciuto lo status matrimoniale. «Siamo in Europa, per la Spagna io e Roberta siamo sposate, per l’Italia no, per la Spagna ho due figlie, per l’Italia no. Questo significa che per andare a prendere le figlie a scuola ho bisogno di un permesso. Se mia figlia deve essere ricoverata in ospedale non posso prendermi cura di lei se non in presenza di una delega, se io muoio le mie figlie non hanno diritto alla legittima, se viene a mancare Roberta le nostre figlie potrebbero essere affidate ad altri».

Il riconoscimento dello status acquisito in Spagna eviterebbe anche assurde, ma plausibili situazioni come quella esemplificata da Chiara: «Sono sposata in Spagna, ma nulla mi vieta di sposare un uomo in Italia». Sai che pasticcio. Con la trascrizione del matrimonio contratto all’estero la bigamia transeuropea svanirebbe dal Vecchio Continente.