Carife, la vendita ‘gonfiata’ e poi il commissariamento

Bankitalia sapeva delle presunte irregolarità su Treviso quando inviò Inzitari. L’ex Lenzi: atto già pronto al mio arrivo. E a Spoleto sentenza anti-commissari

FERRARA - Forse non si saprà mai se l’inchiesta delle magistrature di Vicenza e Ferrara sulla presunta vendita “gonfiata” della Banca di Treviso a PopMarostica abbia determinato una svolta nella storia del dissesto Carife, che si dipana lungo più di un lustro ed è punteggiato da numerosi eventi significativi. Si può solo annotare, per il momento, come l’inchiesta nella quale risulta indagato, tra gli altri, l’ex dg ferrarese, Giuseppe Grassano, sia partita da una segnalazione di Bankitalia alla Procura di Vicenza, subito dopo l’ispezione alla banca marosticense.

Occhio alle date: l’ispezione vicentina iniziò nell’ottobre 2012 per terminare nel gennaio 2013, in anticipo rispetto a quella a Carife, che è stata praticamente coincidente come periodo anche se più lunga ed ha posto le basi per il commissariamento. È possibile che le scoperte degli ispettori a Marostica, sul cambio concordato dei valori della Banca di Treviso (ipotesi accusatoria tutta da confermare), abbiano influenzato anche l’atteggiamento di Bankitalia nei confronti del vertice Carife, che si era appena insediato al momento della vendita? «Posso dire che il contratto era già pronto e io mi sono limitato a firmarlo, a un paio di mesi dal mio arrivo - ricorda Sergio Lenzi, ex presidente commissariato - Ho invece seguito personalmente l’arbitrato sull’aggiustamento di prezzo richiesto da Marostica, come previsto dal contratto, e credo sia stato corretto seguire quel percorso».

Le piste giudiziarie si stanno dunque moltiplicando ma i tempi dei molti procedimenti aperti non sembrano compatibili con la necessità di dare un futuro alla banca entro fine maggio, cioè la conclusione dell’amministrazione straordinaria. Basti pensare proprio al procedimento sulla presenza o meno dei presupposti del commissariamento, instaurato dall’ex sindaco Andrea Malfaccini di fronte al Tar del Lazio. È di questi giorni una clamorosa decisione del Consiglio di Stato laziale che, ribaltando la sentenza dello stesso Tar, ha accolto il ricorso di alcuni ex amministratori di Popolare Spoleto, la banca commissariata prima di Carife. «Il ministero delle Finanze avrebbe dovuto avviare un’istruttoria autonoma sulla proposta di commissariamento» è la motivazione della corte, che lascia aperti diversi scenari su Spoleto e rischia di aprirne altri su Ferrara. Troppo tardi, però, visto che la banca umbra nel frattempo è stata venduta dai commissari e, per quanto riguarda Carife, appunto, nemmeno è stato fissata l’udienza al Tar. Lo stesso si può dire per la vicenda penale relativa al caso Vegagest, che vede l’ex direttore Gennaro Murolo e gli immobiliaristi milanesi rinviati dalla Cassazione ad un nuovo Appello, dopo essere stati assolti in secondo grado. Anche in questo caso la data dev’essere ancora fissata e il processo andrà avanti per fini civilistici, visto che la prescrizione incombe.

Dalle penne dei giudici di mezza Italia, insomma, prima o poi emergeranno verità giudiziarie sul dissesto Carife, ma chi vuole salvare la banca dovrà muoversi subito, senza il loro supporto.

Stefano Ciervo

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