«Tutto bene per il progetto Drain Brain»

Prime soddisfazioni per l’esperimento ferrarese nello spazio: il bilancio dopo cinque mesi con l’astronauta Cristoforetti

«Drain Brain ci sta dando molte soddisfazioni»: non le nascondono affatto, giustamente, all’Università di Ferrara, per il progetto coordinato dal professor Paolo Zamboni selezionato dall’ Asi, Agenzia Spaziale Italiana, con protagonista l’astronauta Samantha Cristoforetti. Per questo motivo ieri era il momento dei bilanci, presentati in conferenza stampa, facendo il punto dell'esperimento “DrainBrain”, che sta conducendo la Cristoforetti, in orbita dalla fine di novembre. Alla conferenza non poteva mancare il professore Zamboni, direttore del Centro malattie vascolari dell'Università e principale autore del progetto, quindi Angelo Taibi, ricercatore del dipartimento Fisica e Scienze della Terra dell'Università e Salvatore Pignataro, direttore della Missione Futura per Asi. Che ha spiegato che «Samantha Cristoforetti sta sfruttando come astronauta la seconda opportunità di volo di lunga durata; la prima aveva visto come protagonista Luca Parmitano. Il rientro dell'astronauta è previsto per la fine di maggio e sta eseguendo diversi esperimenti: cinque riguardano la fisiologia umana, altri invece sono esperimenti tecnologici; attualmente alcuni sono iniziati, uno è stato realizzato. E comunque l'esperimento sta dando molte soddisfazioni».

Per Zamboni è un orgoglio poter affermare che «Drain Brain è frutto della collaborazione tra la Scuola di Medicina e la facoltà di Fisica di Ferrara. E' un progetto completamente italiano, il cui scopo è quello di inserirsi nel difficile campo della medicina spaziale e fornire così ulteriori dati alla comprensione del “mal di spazio”. Infatti gli astronauti hanno difficoltà a rimanere in assenza di gravità per lungo tempo, e “Drain Brain” vuole procurare nuovi elementi, in particolare per ciò che viene definito “asse cuore-cervello”, studiando per esempio il ritorno venoso del sangue verso il cuore». «Abbiamo insegnato a Samantha - ha continuato Zamboni - ad eseguire ecografie e il segnale viene captato per ottenere informazioni mediche. Con strumenti semplici si possono ottenere a distanza informazioni molto raffinate sull'asse cuore-cervello. Per ora il primo risultato è che siamo in grado di trasmettere con strumenti semplici dei dati e questo ci permette di confidare che la stessa tecnologia possa essere usata nella Telemedicina». La ricaduta di “Drain Brain” - ha poi spiegato Zamboni - «è quella infatti di poter trasmettere informazioni mediche da zone disagiate e intervenire sulle persone. Questi segnali daranno il loro contributo per comprendere le problematiche mediche degli astronauti nello spazio. Per ora i dati vanno nella direzione sperata, ma stiamo avendo anche piccole sorprese, che possono essere fonte di progresso».

Il dottor Taibi ha sottolineato che «più che l'investimento economico, è stato grande quello umano di tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto. E' bene ricordare anche che circa quindici persone che vi lavorano sono ferraresi». «I risultati raccolti - ricorda infine Zamboni - verranno poi analizzati dal professor Roberto Manfedini, cronobiologo del nostro ospedale». “Drain Brain” è un progetto impegnativo ed è solo alla sua prima fase: tutti d’accordo infatti per dire che «la sua conclusione può essere data solo dall'integrazione di tutti i dati».

Veronica Capucci