Cercare soldi con un click tra successi e delusioni

Con il crowdfunding si possono finanziare progetti pubblicandoli sul web. Stampanti 3D, documentari, teatro di strada. E il sogno di un film sull’anguilla

Raccogliere soldi grazie a un click del mouse. Un sogno per tanti, una delusione - a conti fatti - per molti. In Italia, nonostante la moltiplicazione dei siti specializzati e delle occasioni di visibilità offerte dalla rete, la vita resta dura per i cercatori d’oro su internet: alla fine solo una piccola parte degli interessati riesce a dare fiato e gambe al suo progetto, magari covato per anni e tenuto a maturare in un cassetto.

NUOVI CANALI. Si chiama crowdfunding la colletta lanciata sul web. Per accedere al servizio ci si può rivolgere a una delle tante piattaforme dedicate che propongono l’affaccio in rete per raggiungere il (grande) pubblico. Sono numerosi ormai i siti di questo genere, anche in Italia dove non mancano i produttori di idee, talvolta eccentriche, che negli ultimi 2-3 anni hanno scelto uno strumento innovativo per procurarsi il carburante finanziario. È bene però sgomberare il campo dai facili entusiasmi. Basta scorrere velocemente l’elenco delle proposte candidate al finanziamento (presentate con un abstract, l’indicazione di un importo-obiettivo e la data di scadenza) in uno dei tanti siti di crowdfunding per verificare che spesso la raccolta si arena sul livello più basso possibile: 0 €. Le difficoltà di decollo di questo modello per il ricorso al microcredito (le somme in gioco generalmente sono contenute in poche migliaia di euro) non hanno però scoraggiato i ferraresi.

SCUOLA. Uno dei primi progetti finanziati “con successo” - siamo a gennaio 2014 - è stato l’acquisto da parte del Liceo Scientifico A. Roiti di una stampante 3D, dispositivo di cui si stanno dotando molti istituti scolastici italiani. «Servivano 1.500 euro, con quello che abbiamo raccolto in più, alcune centinaia di euro, abbiamo comprato parte del materiale di consumo», spiega Mario Sileo, professore di informatica del Liceo e curatore del progetto. Oggi la stampante viene utilizzata correntemente durante le lezioni. «Siamo stati molto soddisfatti dal risultato - prosegue Sileo - e stiamo pensando di ripetere l’esperienza con un progetto legato alla robotica. Vorremmo finanziare l’acquisto dei kit, che sono piuttosto costosi». Il Roiti ha utilizzato la piattaforma School Raising. «Abbiamo ricevuto offerte da tutta Italia - conclude Sileo - un 15-20% da persone totalmente sconosciute».

SITO IN MEMORIAM. Anche Luca Gavagna, fotografo ferrarese, ha aperto una sottoscrizione. L’idea, coltivata assieme ad alcuni amici e sostenuta dal collettivo letterario Wu Ming, era di realizzare un sito internet dedicato all’attività di Stefano Tassinari, intellettuale, scrittore e politico ferrarese morto tre anni fa.

«La raccolta si è conclusa il 6 gennaio di quest’anno ed è andata a buon fine - racconta Gavagna, che si è rivolto al fornitore di servizio Produzioni dal Basso per contattare i donatori - I 2.450 euro che cercavamo li abbiamo raggiunti proprio il giorno dell’Epifania, quando ai sostenitori che hanno aderito al progetto su internet si sono aggiunti alcuni conoscenti che ci hanno offerto la loro disponibilità finanziandoci direttamente. Il sito? Per ora abbiamo acquistato il dominio e abbiamo caricato una pagina. Dovrà essere completato e strutturato, ci stiamo lavorando. Nel frattempo abbiamo raccolto una grande quantità di materiali filmati, foto, produzioni audio, radiofoniche e documentari».

TEATRO POPOLARE. Natasha Czertok, attrice, regista e coreografa teatrale formatasi nel Teatro Nucleo, a Ferrara, ha lanciato il Totem Arti Festival su internet attraverso la piattaforma Eppela nel 2013. Al pubblico chiedeva 3mila €, ne ha totalizzati 3.367 che hanno permesso al Teatro Nucleo, all’Associazione Teatro e Comunità e al Patchanka di allestire la manifestazione nel giugno di due anni fa.

«Era la quota che copriva le spese vive della prima edizione e ci ha aiutato a sostenere il costo complessivo del festival - è il bilancio di Natasha Czertok - A noi è andata bene, anche se questi strumenti funzionano molto meglio in altri ambiti, come la musica. In queste settimane stiamo lavorando alla terza edizione, senza crowdfunding».

SOLIDARIETA’. A Produzioni dal Basso si è rivolta anche la Pro-Loco di Voghiera che assieme a Libera Ferrara affianca l’attività di cooperative che prendono in gestione i beni confiscati alla criminalità organizzata. Ieri erano a Bologna per la promozione dell’iniziativa. «La raccolta fondi è in corso, ma va a rilento - afferma Isabella Masina, della Pro-Loco Voghiera - La partecipazione di sostenitori finanziari per noi è fondamentale. In passato abbiamo offerto il nostro aiuto a due cooperative che operavano a Isola Capo Rizzuto, in Calabria, e nel Casertano, quest’anno - a luglio - doneremo un camioncino alla coop Rita Atria di Trapani». In mezzo a qualche successo però spiccano anche i giri a vuoto.

CINEMA. Nell’archivio di Produzioni dal Basso compare un tentativo di finanziare il film “Anguille al cartoccio”. Sovvenzione richiesta: 40mila euro. Ma nonostante i promotori avessero promesso citazioni e ricompense ai finanziatori più convinti, la colletta informatica è fallita. Il regista, Filippo Zoli, 24 anni, ravvennate residente a Ferrara, ha alle spalle la realizzazione di un film, “Asia 69”, presentato nel 2012 a Roma. Zoli non ha rinunciato al sogno di portare sullo schermo “Anguille al cartoccio”: «In questi mesi - annuncia - stiamo cercando sovvenzioni ma questa volta ci stiamo concentrando sul territorio ferrarese».

DOCUMENTARIO. Non è andata a buon fine (sul web) neanche l’idea di alcuni giovani bolognesi che chiedevano 12mila euro su Produzioni dal Basso per un documentario sul Buskers Festival. “No Tricks - Vita da Busker” ha raccolto un dodicesimo della somma richiesta. Gli autori si sono autotassati e lo hanno realizzato ugualmente. «L’esperienza ci è servita», chiosa Damiano, che poi ha fondato assieme ad altri soci una casa di produzione a Bologna.

AFFITTO. Anche Simone Bavia, il gestore del Bar Schifanoia, non ha tratto benefici da una sottoscrizione lanciata sul web. Puntava a raccogliere 24mila euro per sanare l’arretrato del canone di affitto al Comune, ma l’esiguità dei contributi (70 euro) lo ha convinto a restituire il denaro ai “benefattori”.