Gli “obbligati”a comandare

Gli inamovibili di Ferrara

Nelle associazioni economiche i “vertici” resistono a lungo: carriere pluriennali tra fedeltà al lavoro e alla carica

Vi sono figure di primo piano della scena ferrarese il cui nome fa il paio - a volte si identifica - con l’organizzazione di cui sono a capo, quasi si trattasse di un rapporto simbiotico uomo-associazione, di una dipendenza o di un’assuefazione. Indispensabili o inamovibili? Richiesti o autoritari? Attaccati al lavoro o alla poltrona? Capaci o potenti? Nominati o eletti? La risposta non è mai una sola. Generalizzare sarebbe inutile e sbagliato. Ma un tratto unificante tra le 12 persone selezionate s’intravede: le lunghe permanenze ai vertici oggi sono prerogativa soprattutto delle associazioni economiche e sindacali.

Insfrattabile. Galileo Goretti, 71 anni, non è ascrivibile alla schiera dei potenti, ma il suo caso è emblematico. È da 40 anni la faccia del Sunia, il sindacato degli inquilini e assegnatari , che proprio Goretti fondò nel 1975. Le dimissioni da segretario le ha date negli anni 80, è in pensione da una ventina d’anni (è un ex dipendente delle Poste) ma è sempre lì in prima linea nel coordinamento del Sunia, al punto che molti pensano che ci sia sempre lui a prendersi cura della sua creatura ormai cresciutella.

Uno e trino. Mauro Tonello, 55 anni fra pochi giorni, coincide con la potente Coldiretti. È una sovrapposizione perfetta, fatta su tre livelli, con l’associazione di coltivatori diretti, egli stesso conduce un’azienda a Codigoro. Ha iniziato giovanissimo, 32 anni, a capeggiare la Coldiretti ferrarese e ancora la comanda. Ne prese le redini nel 1992 come presidente provinciale, incarico che è stato rinnovato 5 volte. Dopo ven t’anni, nel 2012, ha abdicato in favore del giovane Sergio Gulinelli, ma nel frattempo (1999) Tonello era diventato presidente regionale nonchè vice presidente nazionale, cariche che tuttora conserva.

Salvo revoca. Chi dice Palio dice Siena, che dice Vancini dice Confartigianato. Vi entrò, come egli stesso informa, nel 1978, quasi in punta di piedi, come insegnante in un istituto di formazione professionale filiazione dell’associazione. Qualche anno dopo Giuseppe Vancini ebbe i primi incarichi sindacali (servizi, credito, Artigiancassa), poi un lungo periodo da vice segretario per poi assumere nel 2002 la guida di Confartigianato Ferrara. La carica di segretario provinciale non è soggetta a rinnovi, è a tempo indeterminato salvo revoca: un jobs act antelitteram a tutele crescenti. Ha 63 anni, la finestra della pensione è aperta sul 2019: «Dovranno sopportarmi altri 4 anni circa. Salvo revoca, s’intende».

Plurinominato. Corradino Merli, 63 anni, ne aveva poco più di 20 quando nel 1972 entrò alle dipendenze della Cna. Un gradino alla volta è salito fino al posto più in alto, quello di direttore provinciale.Vi si è installato vent’anni fa e gli organi dell’associazione che si sono succeduti gli hanno sempre rinnovato la fiducia. Con il marchio Cna ha ricoperto incarichi nel cda di Carife e nel cda della Camera di commercio di cui è stato vice presidente, mancando di non molto la presidenza: gli hanno fatto lo sgambetto le altre organizzazioni con la scusa o la giustificazione che non era un imprenditore.

Agro-Industria. La carriera di Roberto Bonora, copparese di 66 anni, si è svolta su due versanti. Il primo nel mondo prevalentemente agricolo di Confcooperative, di cui è stato direttore fino al 2001, quando sotto la presidenza di Ennio Manuzzi viene chiamato all’Unione Industriali: un anno da vice e nel 2002 è già direttore, incarico che ha mantenuto e che abbina a quello di componente del cda della Fondazione Carife, naturalmente in quota Unindustria.

L’Avvocato. A Torino l’Avvocato era Gianni Agnelli, a Ferrara è Guido Reggio. Nessuno dei due si è fatto strada nelle aule di giustizia. Reggio è segretario della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara dal 1998. Il realtà quell’anno l’avvocato ferrarese appassionato d’arte e cultura, venne nominato segretario ad interim, prendendo così il posto di Alfredo Santini, destinato a diventare presidente della banca. L’incarico venne confermato due anni dopo e da allora Reggio sovrintende, nella buona e nella cattiva sorte (gli ultimi tempi), all’operatività di Palazzo Crema. Per alcuni anni fece anche da segretario del cda della banca, ma con l’arrivo dei commissari, nel giugno 2013, il rapporto con Carife venne troncato su due piedi. Reggio ha un contratto da dirigente che lo garantisce al vertice della Fondazione fino al febbraio 2016, quando gli mancherà un anno e qualcosa alla pensione nazionale di FederModa ed è stato recentemente nominato nel consiglio nazionale di Confcommercio..

Ercolino sempre in piedi. È inaffondabile il dottor Bruno Di Lascio: hanno provato da destra e da sinistra a buttarlo giù, ma come “Ercolino sempre in piedi”, il pupazzo della Galbani in voga negli anni Sessanta, Di Lascio ha vacillato qualche volta sotto i colpi avversari senza però mai andare al tappeto. Di Lascio, 65 anni, deve avere una ricetta vincente se per sei volte consecutive è stato eletto presidente dell’Ordine dei Medici, la prima nel 2000, l’ultima nel 2014. Nessuna sa dire se è una storia finita. A questo punto dipende da lui.

Oltre la politica. Dal 2003 l’ingegnere ferrarese Sergio Cesare Capatti, 67 anni, è presidente di Cedacri, l’azienda con sede a Parma che fornisce servizi informatici a banche (tra cui Carife e Caricento, solo per fermarsi a casa nostra), industrie e assicurazioni. A Parma è approdato dopo essere stato presidente della Banca di Credito agrario di Ferrara, che traghettò nella fusione con Carife, di cui divenne vice presidente dal 1992 al 2000. Come è stato già scritto deve la sua fortuna agli inciampi nella politica: provo a sfondare ma divenne segretario della Dc ferrarese negli anni sbagliati.

La riserva. Quando l’Ascom è in affanno arriva Giulio Felloni, uno che ha la stoffa per fare il presidente dopo le buriane che ogni tanto attraversano l’associazione. La prima volta è stato nel 2000, dopo il commissariamento Ceci. Restò presidente fino al 2006. Nel 2012, finito il commissariamento Spinelli, Ascom si è affidata nuovamente all’esperienza di Felloni per ritrovare un po’ di serenità interna. Felloni, 68 anni, è anche presidente nazionale di FederModa ed èstato recentemente nominato nel consiglio nazionale di Confcommercio.