«La vera fortuna è trovare il capo che si faccia da parte»

Farina (Architetti): qualcosa si muove ma non c’è la svolta Ruzziconi (Rotary): più turn over e controlli sui risultati

La patologia ha un raggio ampio, nazionale. Per dirla tutta, non riguarda solo Ferrara e i ferraresi. Gli addetti ai lavori la chiamano gerontocrazia (mancanza di ricambio generazionale) ed è lo scenario in cui ci si imbatte più frequentemente quando qualcuno si prende la briga di compilare la lista di chi comanda nello Stivale.

Nella presentazione di un saggio del 2014 scritto da Sandro Catani, consulente aziendale ed ex professore a contratto di Unife, si spiega che «400 persone occupano le poltrone che contano nel potere economico italiano. Sono maschi, detengono molti incarichi e i loro guadagni continuano a essere elevati». Anche Ferrara viene spesso descritta come una palude e non solo nelle faccende economiche. Si iniziano però a intravedere segnali di cambiamento. Ne è convinto il presidente dell’Ordine provinciale degli architetti, Diego Farina. «Anche se non siamo ancora alla svolta - osserva - E quanto sta avvenendo non è sufficiente a modificare il quadro generale che oggi richiede sicuramente una maggiore spinta verso il dinamismo e l’innovazione».

Farina, 43 anni, al primo mandato come presidente dell’Ordine, non è un fan della rottamazione “forzata”, rimarca però che «a Ferrara una nuova generazione è pronta ad assumersi le sue responsabilità. Quasi ovunque il vero problema è trovare il capo, il dirigente, la persona che occupa una posizione di potere disposta a far crescere chi potrebbe assicurare la staffetta».

Alessandro Fortini, presidente dell’Ente Palio e quadro della Cna, uno dei quarantenni in ascesa nel panorama ferrarese, la pensa allo stesso modo e indica il medesimo punto di partenza: la crisi quasi decennale «oggi obbliga a fare scelte coraggiose. I giovani devono essere messi alla prova e avere anche la possibilità di sbagliare. Così potranno imparare, sperimentare, cercare nuove soluzioni, ovviamente all’interno di un quadro di capacità che devono essere dimostrate ed essere all’altezza dei problemi. Il sistema delle regole, con una riduzione dei mandati ad esempio, può aiutare. Io oggi dirigo il Palio ma non ci resterò per 30 anni».

Il neo-presidente della Cia, Stefano Calderoni, ex assessore provinciale, è uno dei trentenni che può rappresentare il nuovo corso, anche in provincia. «Non sono un giovanilista tout-court - mette le mani avanti - ma un sistema di regole che impedisca la reiterazione senza limiti degli incarichi e dei meccanismi di autotutela che poi determinano rigidità e staticità nelle posizioni di vertice è una delle strade da seguire». Se l’esperienza resta una risorsa importante non può essere però una barriera all’ingresso. «Bisogna che chi guida la trasmetta, altrimenti...». Altrimenti, come ricorda Elena Ruzziconi, amministratore delegato del Wall Street Institute e presidente del Rotary Ferrara, «ci troviamo con un ricambio ridotto all’osso, dove giovani e donne sono tenuti fuori dalla porta. Se fra l’altro si tiene conto della contrazione degli incarichi di responsabilità indotta anche dalle difficoltà dell’economia la conclusione può apparire un po’ scontata ma è quasi obbligata: favorire una rotazione e al contempo rendere più stringente il controllo sui risultati di chi subentra». (gi.ca.)