Carife nell’era del Fondo interbancario

Deliberato l’intervento «di 300 milioni», formula che piace poco agli azionisti ferraresi. Ora l’assemblea straordinaria

Il Fondo interbancario di tutela dei depositi entra nel capitale della Cassa di Risparmio di Ferrara per garantirne l’operatività al termine del commissariamento e gestirla in attesa di un acquirente. È quanto hanno deliberato ieri i consiglieri del Fitd, riuniti a Roma a partire dalle 14.30 sotto la presidenza di Salvatore Maccarone, perfezionando così la delibera d’indirizzo assunta due mercoledì fa. «Il Consiglio del Fondo interbancario di Tutela dei Depositi, su proposta del Comitato di Gestione - c’è scritto nel comunicato ufficiale diffuso verso le 20 - in data odierna ha deliberato, su richiesta dei Commissari straordinari, un intervento di sostegno di 300 milioni di euro a favore della Cassa di Risparmio di Ferrara Spa-Carife, per il risanamento della banca e in funzione del ritorno alla gestione ordinaria. L’intervento del Fondo avrà luogo attraverso la partecipazione ad un aumento di capitale della Carife, che sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea straordinaria dei soci dopo l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni amministrative».

Il primo dato è quindi la conferma dell’operazione rilancio capitanata dal Fondo, che scongiura ogni scenario liquidatorio perché, come più volte ribadito, i consiglieri sono obbligati nello stanziare interventi di sostegno ad accertarsi che «sussistano prospettive di risanamento» per la banca interessata. Lo dice lo Statuto del Fitd, che, per inciso, non vincola formalmente questo tipo d’interventi al fatto che la banca, Carife in questo caso, poggi su di un patrimonio negativo, ma semplicemente che sia in amministrazione straordinaria. Quindi non vi sono problemi nè per i correntisti, anche quelli con più di 100mila euro sul conto, nè per gli obbligazionisti.

Il secco comunicato, però, contiene un elemento che sta facendo sudare freddo, in queste ore, gli azionisti della banca, in particolare coloro che, a partire dai vertici della Fondazione, si erano adoperati negli ultimi giorni per mantenere il più “aperta” possibile la delibera del Fondo. Per tutto il pomeriggio, infatti, erano circolate versioni della delibera che prevedevano l’impiego della formula «fino a 300 milioni di euro», e non «di 300 milioni di euro». Questo perché, nel primo caso, la sorte dei 29mila azionisti ferraresi sarebbe stata rinviata al bilancio biennale dei commissari Antonio Blandini e Giovanni Capitanio, che dipende dai calcoli sulla gestione caratteristica del 2013-14 e dalle valutazioni sui crediti deteriorati in arrivo da Commercio e Finanza. In pratica, se le perdite complessive arrivassero a ridurre il patrimonio senza azzerarlo, al Fondo sarebbe richiesto un intervento di ricapitalizzazione inferiore alla cifra ipotizzata, e gli attuali azionisti verrebbero mantenuti in vita, sia pure subendo una falcidia importante. Il fatto che la cifra di 300 milioni sia già stata indicata nel comunicato, è un segnale poco rassicurante. Può essere un fatto lessicale, oppure di sostanza: oggi i ferraresi cercheranno di conoscere i dettagli della delibera, e forse se ne saprà di più.

Per il resto il meccanismo dell’intervento del Fondo è quello delineato nelle scorse settimane. I commissari, con la delibera di ieri, hanno in mano gli elementi per ottenere una proroga tecnica del loro mandato, oltre il limite del 27 maggio: il vincolo era infatti l’esistenza di un progetto già avviato di salvataggio e rilancio della banca. Potranno così convocare l’assemblea straordinaria di abbattimento del capitale e ingresso del Fitd, che diventerà l’azionista di maggioranza assoluta (o totale, a seconda appunto degli scenari) della banca, e nominerà degli amministratori in grado di gestire Carife in forma ordinaria, fino all’arrivo di un acquirente industriale. Lo Statuto, infatti, sancisce che «la detenzione della partecipazione (al capitale della banca, ndr) da parte del Fondo dovrà essere limitata al tempo occorrente per procedere al suo smobilizzo nel rispetto del criterio di economicità».

Stefano Ciervo

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