«Le nutrie uccise e lasciate a decomporsi»

Una nutria vicino al canale

La denuncia di Faccini (Unife): non rispettata la convenzione, meglio la sterilizzazione

FERRARA

«Quello che abbiamo temuto fin dalla firma della convenzione fra Comuni ( tranne S. Agostino) e la Provincia in merito all'abbattimento delle nutrie nel territorio ferrarese, escluso il Parco del Delta, si è puntualmente avverato». Barbara Faccini, geologa presso l'Università di Ferrara parla a nome di tutte le associazioni animaliste e anche di molti cittadini che hanno verificato una procedura selvaggia ed anche pericolosa per la salute di tutti, nell'adempimento della soppressione di questi animali. «Quello che abbiamo verificato e documentato attraverso una serie di fotografie esplicative più delle parole scattate a Pontelangorino ed in altre zone - prosegue Barbara - è che moltissimi capi non solo non vengono uccisi con arma da fuoco dopo essere stati catturati in apposite gabbie, ma vengono avvelenati, annegati direttamente nella gabbia, lasciati poi a decomporsi, creando una situazione pericolosa per l'inquinamento delle acque dei canali che vengono poi utilizzate per irrigare e quindi possono influire su quello che mangiamo».

Secondo la convenzione invece, «i capi abbattuti e recuperati dovrebbero essere sotterrati in terreni adeguati - escludendo i terreni sabbiosi o similari - ad una profondità tale che la carcassa sia ricoperta da 50 cm di terreno opportunamente compattato, ad una distanza non inferiore a 20 mt da pozzi di alimentazione idrica e da corpi idrici naturali o artificiali. Gli operatori dovrebbero adottare precauzioni igienico-sanitarie volte a proteggere la loro salute ed incolumità, accertandosi dell’avvenuta morte della nutria abbattuta indossando guanti di gomma, stivali e grembiule lavabile onde evitare qualsiasi contatto ed in regola con la vaccinazione antitetanica». «Ci auguriamo - prosegue Barbara Faccini - che tutto questo venga applicato ma quello che è alla luce del sole sono invece moltissime carcasse abbandonate anche in terreni sabbiosi, di cui il nostro territorio è largamente caratterizzato così come dalla presenza di pozzi di alimentazione idrica o similari; questi poi in periodi di irrigazione alzano notevolmente il livello delle acque e della falda per cui la zona proibita si allarga moltissimo. Quindi nei mesi estivi non è possibile rispettare le regole, ma anche d'inverno perché il livello aumenta per motivi legati ai fenomeni atmosferici. La conclusione è che il metodo di sepoltura non è assolutamente adatto ai nostri terreni».

Barbara Faccini auspicherebbe un maggior controllo da parte delle guardie provinciali perché ci sono zone in cui vengono abbattute al giorno anche 100 nutrie ma non sepolte. Chi dovrebbe procedere all'abbattimento sono i coordinatori o cacciatori autorizzati ed i proprietari dei terreni con licenza di caccia, ma non è difficile che altri si improvvisino esecutori della strage. «I dati forniti dalla stessa Provincia - conclude Barbara Faccini - hanno dimostrato che nonostante le uccisioni, le nutrie non solo non calano ma quasi aumentano, in quanto se sono in meno trovano maggiore possibilità di nutrirsi e moltiplicarsi. Basterebbe invece procedere con un intervento di sterilizzazione, il più sicuro ed efficace».