Spostamenti casa-lavoro risarciti gli incidenti in bici

La nuova norma del collegato ambientale offre tutela a migliaia di ferraresi Nasce da un episodio di 11 anni fa in città: l’Inail negò rimborsi. E Bratti ora esulta

FERRARA

Ha origine sulle strade ferraresi, ben 11 anni fa, la norma che ora permette a tutti i ciclisti di sentirsi più tranquilli nell’affrontare le insidie del traffico per raggiungere il luogo di lavoro. Porta la firma del senatore modenese Stefano Vaccari (Pd) l’emendamento all’articolo 3 del Collegato ambientale attualmente all’esame della commissione di Palazzo Madama, che prevede la “protezione” dell’Inail n caso d’incidente in bicicletta nel percorso casa-lavoro. «La bicicletta verrà considerata alla stregua dei mezzi pubblici - spiega Vaccari - In questo modo si cambia l’approccio alle due ruote, che devono essere considerate sempre più una valida alternativa all’auto». Il programma nazionale di mobilità sostenibile, che comprende anche i percorsi casa-scuola (ma l’emendamento salva-ciclisti riguarda solo il lavoro) sarà finanziato complessivamente con 35 milioni di euro nel 2015, ma lo sforzo dell’Inail sul fronte ciclabile sarà decisamente superiore: calcola, il senatore Pd, che, data la marginalità dei casi non riconosciuti e i costi sostenuti dall’istituto per i contenziosi, la novità dovrebbe costare circa 100 milioni annui senza la necessità di oneri aggiuntivi per le aziende e la fiscalità generale.

Ferrara è però in prima linea su questo fronte, per due motivi. Il primo è che la bicicletta, nonostante l’aumento del pendolarismo negli ultimi anni, resta un mezzo di spostamento verso l’ufficio o il negozio piuttosto gettonato: il 7,6% degli spostamenti casa-lavoro, infatti, vengono effettuati sulle due ruote (molto più che in bici o scooter, solo l’1,5%). Il secondo motivo lo evidenzia Alessandro Bratti, relatore alla Camera del Collegato ambiente, prendendo spunto da un episodio del 2004, quando lui era assessore comunale: «Era il caso di una ciclista coinvolta in un incidente mentre si recava al lavoro, che non si è vista riconoscere l’indennità perché... la bici è considerata un mezzo pericoloso. Risposi subito all’interpellanza di Masotti dicendo che secondo me l’Inail aveva torto ed era il messaggio ad essere pericoloso, a distanza di tanto tempo siamo riusciti a sanare la situazione. Non si capisce perché chi usa la bicicletta debba essere discriminato rispetto a chi guida un’automobile». La signora in questione potrà consolarsi almeno un po’.

Stefano Ciervo

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