Minacce al giudice: «Gli taglio la gola»

L’uomo al telefono: “dite a chi processa mia sorella di trattarla bene, altrimenti”. Misure di sicurezza per il magistrato

Le minacce sono state solo telefoniche, ma non sono state sottovalutate: minacce via cavo prima alla cancelleria giudiziaria del tribunale (dove si prendono gli atti), poi al centralino della procura. Parole dure e intimidatorie contro un giudice per una sentenza sulla sorella del chiamante, per una presunta falsa testimonianza. Da quelle poche parole all’innalzamento del livello di tutela del giudice sono passate pochissime ore, e adesso è stato attivato un servizio di controllo da parte delle forze di polizia (carabinieri, polizia e finanza) nella strada della casa del giudice stesso, che si trova in centro città. Le minacce sono state più che esplicite: l’uomo contrariato che ha chiamato, nervoso, ha sibilato al telefono con gli addetti: «Dite al giudice di trattar bene mia sorella altrimenti gli taglio la gola». Il fatto è accaduto una settimana fa, ma la notizia è trapelata solo in questi giorni dopo che tutto il meccanismo di potenziamento di scontrolli e sicurezza è stato messo in moto. Per tutelare lo stesso giudice ne vengono omesse le generalità, ma lui stesso interpellato nel suo ufficio, ieri mattina si è detto del tutto tranquillo, senza però nascondere la preoccupazione soprattutto per la possibile imprevedibiltà dell’uomo che lo ha minacciato. L’uomo, da quanto si è appreso, sarebbe già stato individuato o perlomeno vi sono concreti riscontri (il fatto della sorella e di un processo che seguiva il giudice) che avrebbero portato gli inquirenti a ipotizzare la possibile responsabilità di quella persona. Le chiamate, dicevamo, risalgono alla settimana scorsa: l’uomo si è presentato al telefono della cancelleria, come un ingegnere e ha chiesto informazioni sul fascicolo della sorella, facendo nomi e cognomi. L’addetto non ha fatto caso alle richieste, accade spesso, e poi dopo aver risposto l’uomo avrebbe ricattato e interrotto la comunicazione.

Poco più tardi (questa la ricostruzione fatta dopo, ovviamente) è arrivata la telefonata alla procura, negli uffici di via Mentessi, attigui a quelli del tribunale. All’addetto di turno, l’uomo ha chiesto di poter parlare con il giudice, ma alla risposta sulla impossibilità di trasferire la chiamata, l’uomo, spazientito, avrebbe alzato la voce e la minaccia è diventata concreta ed esplicita: «Dite a quel giudice di trattare bene mia sorella (sotto processo in procura e in tribunale, ndr), altrimenti a quel giudice gli taglio la gola». Nella stessa giornata sono state associate le due chiamate e subito dopo è stato convocato il Comitato ordine e sicurezza ristretto.

Da qui sono stati attivati una serie di servizi di tutela, al momento quello di maggiori controlli - non evidenti, ovvio - delle forze dell’ordine nella strada della casa del giudice stesso. Le indagini da quanto si è appreso sono state affidate ai carabinieri che dovranno lavorare sui tabulati delle chiamate in entrata, per avere un ulteriore riscontro alle generalità dell’uomo, già ipotizzate e sulle quali si sta lavorando.