Carife, trattativa veloce per esuberi e tagli di filiali

I commissari vogliono chiudere l’accordo prima dell’assemblea di fine luglio I sindacati preferiscono tenere fuori l’integrativo. Sigle divise in due tavoli

I commissari Carife hanno premura di chiudere e così la seconda trattativa sulla ristrutturazione aziendale, con esuberi e tagli di sportelli, iniziata ufficialmente ieri mattina, dovrebbe essere molto più breve e anche meno carica di tensioni di quella del 2013. L’impressione riportata da entrambi i tavoli sindacali, infatti, è che la conclusione possa arrivare entro fine luglio, cioè prima della convocazione dell’assemblea dei soci che farà spazio all’intervento del Fondo interbancario, e in coincidenza con l’esaurimento della proroga commissariale. I tavoli sono stati due, cioè la neonata First Cisl da una parte, e le altre sigle (Fisac Cgil, Uil credito, Fabi e Ugl) dall’altra, a causa di «problematiche di rapporti sindacali aziendali da chiarire, cosa che contiamo sia di fatto già avvenuta» è l’auspicio-previsione di Marco Barioni, della segreteria territoriale First Cisl.

Il primo incontro, su entrambi i tavoli, ha avuto un carattere interlocutorio. «I commissari hanno confermato la le richieste della lettera di avvio procedura, noi abbiamo chiesto loro una serie di dati che riassumano l’idea di fondo del Piano industriale per la rete commerciale e gli uffici interni: ci rivedremo con le delegazioni trattanti l’1 luglio, nel frattempo ci dovrebbero essere incontri tecnici su specifiche questioni» riassume Nicola Cavallini (Fisac Cgil), a nome delle altre sigle del suo tavolo. La speranza dei sindacati è che si possa chiudere con un numero inferiore di esuberi rispetto alla cifra minima indicata nella lettera, cioè 60, che è comunque superiore ai posti nelle 17 filiali in chiusura, senza mettere mano al contratto integrativo. Quest’ultimo argomento, particolarmente complesso per la struttura del Cia, potrebbe essere affrontato con i manager del Fitd: la classificazione delle filiali, ad esempio, incide direttamente sui trattamenti economici.

I commissari non hanno scoperto le carte, in particolare non hanno quantificato i risparmi attesi dai tagli, a differenza di quanto era capitato nel 2013. Il mandato ricevuto dal Fondo interbancario, quindi, non è individuabile in un preciso obiettivo di taglio dei costi, quanto piuttosto nel rientro tra i parametri medi del sistema per quanto riguarda i principali rapporti tra dipendenti, strutture e volumi di attività.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA