Tartarughe e delfini morti «Incidenti con i pescatori»

Anche ieri due spiaggiamenti. La biologa Ferrari (Daphne): qui il cibo abbonda Aumentano così i predatori e i contatti accidentali. Ma il mare non è inquinato

LIDO SCACCHI. Anche ieri sono state trovate due tartarughe morte sulle spiagge di Lido Scacchi e tra Pomposa e Nazioni. Ormai abbiamo raggiunto la ventina di avvistamenti in poco più di un mese di stagione balneare, ai quali si aggiunge la morìa di delfini, almeno cinque casi lungo l’intera Riviera, la maggior parte dei quali di fronte ai Lidi. Poiché molti di questi animali non portano segni evidenti di ferite, sotto gli ombrelloni (fisici e... virtuali), si scatenano i dibattiti sulle causa di queste morti, che in genere vedono sul banco degli imputati l’inquinamento delle acque. «La condizione del mare non c’entra nulla, posso dirlo con certezza perché noi il mare da Goro a Cattolica lo controlliamo continuamente attraverso analisi delle acque, dei sedimenti e dei residui, e non abbiamo traccia d’inquinamento» mette subito in chiaro Carla Rita Ferrari, responsabile della struttura oceanografica Daphne dell’Arpa.

L’esperta ha analizzato i cinque delfini spiaggiati e diverse tartarughe, ed esclude anche cause collegate al riscaldamento del mare, «il caldo non dà fastidio ai delfini, che si muovono velocemente e vanno a cercarsi le condizioni ideali, mentre le tartarughe possono temere semmai il freddo. Difficile individuare con precisione le cause di queste morti, ma si può dire che l’origine è l’attività dell’uomo, in particolare la pesca». La biologa fa presente che questi animali possono annegare se impigliati troppo a lungo nelle reti da pesca, visto che devono risalire in superficie a respirare, e se feriti dalle eliche delle imbarcazioni, vanno aiutati per poter sopravvivere. «Rigettare in acqua una tartaruga ferita o pescata è il modo peggiore per aiutarla. Bisogna invece portarla a riva e consegnarla a chi è in grado di curarla» sottolinea Ferrari.

Questa escalation di spiaggiamenti, però, induce gli esperti a pensare «ad una crescita della popolazione di delfini e tartarughe, che sappiamo si trovano bene nel nostro mare - sottolinea la biologa - Le nostre coste sono ricche di cibo, grazie agli allevamenti di cozze e vongole, e anche alle piattaforme, che costituiscono l’habitat ideale per molte specie. Delfini e tartarughe s’insediano ai margini di queste “riserve” di cibo e proliferano. È senz’altro una buona notizia». L’aumento delle presenze moltiplica, però, le possibilità d’incidenti letali per questi animali, «siamo convinti che i pescherecci non compiano atti dolosi, quindi i responsabili non devono temere nulla nel consegnarci gli animali feriti, anche se le tartarughe sono specie protette» è l’appello finale della biologa.

Stefano Ciervo

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