Dalla Fondazione un sì obbligato

Non c’era alternativa al piano dei commissari e di Fidt. «È l’unica soluzione per salvaguardare un residuo valore alle azioni»

L’alternativa non c’era e la linea - per alcuni il diktat - dettata dai commissari e dal Fondo Interbancario è stata approvata dalla Fondazione Carife che ieri ha detto tre volte sì a un esito del commissariamento che ha prodotto risultati inferiori alle attese. Unanime è stato il voto dell’assemblea dei soci, quasi unanime (un voto contrario) il voto dell’Organo di Indirizzo e infine un ovvio via libera è arrivato da parte del cda. Non è stato un sì entusiasta. È stato un sì obbligato: «Dalla discussione - si legge nel comunicato diramato dopo le tre riunioni a catena di ieri pomeriggio - è emersa l'evidenza che l'unica soluzione che consenta oggi di salvaguardare un valore residuo dell'investimento della Fondazione nel pacchetto azionario della Carife è quella di votare a favore del progetto che verrà presentato alla prossima assemblea del 30 luglio 2015, pur se questo comporterà la perdita del controllo della Banca ed una fortissima diluizione della partecipazione». In queste righe c’è tutto: consapevolezza, amarezza, shock e anche dignità. Si possono perdere soldi e potere anche senza perdere le staffe. E si può perfino provare a credere che il domani sarà migliore: «In merito all'assegnazione di warrant, che non prevede alcun onere od obbligo per la Fondazione, si è valutato che la stessa potrà rappresentare un'opportunità aggiuntiva di creazione di valore per la Fondazione, nei prossimi anni». Fra tre anni, quando si potranno convertire i warrant in azioni si vedrà e si saprà se la Nuova Carife è ancora la banca dei ferraresi. La scommessa sul futuro da parte dei potenziali investitori (reinvestitori) andava fatta adesso. Maiarelli & Co. hanno accettato la sfida. Stamattina il presidente della Fondazione andrà al ministero dell’Economia per ottenere il benestare. Che è il colmo della situazione: non c’è alternativa al piano dei commissari ma per approvarlo nell’assemblea del 30 luglio e mettersi al riparo da rivalse di soci e da tranelli legali occorre la preventiva benedizione governativa.

Anche Roberto Mascellani,spirito molto critico specie negli ultimi tempi, ha votato sì. Un po’ perché ha apprezzato la relazione «onesta e corretta» di Maiarelli, un po’ perchè non aveva senso fare altrimenti: «Il Fondo interbancario ci ha puntato una pistola alla tempia: o la borsa o la vita. Ci siamo tenuti la vita. Cosa altro potevamo fare». E certo, anche Fidt non aveva altre strade da indicare agli altri e a se stesso. Uno scivolone verso la liquidazione coatta sarebbe costato assai più dei 300 milioni necessari per la ricapitalizzazione. Rimborsare i correntisti avrebbe comportato un salasso di 1,5 miliardi circa. Meglio guardare altrove. Ieri molti guardavano a Sergio Cesare Capatti: dovrebbe essere lui l’unico ferrarese nel futuro cda di Carife targato Fidt.

Marcello Pradarelli