Ostellato: fuoco, proteste, denunce

Sulla costa non si dorme più per le esalazioni. E c'è chi va prima in ospedale e poi dai carabinieri

OSTELLATO. La resistenza ha un limite. E così un villeggiante ai Lidi, sopraffatto dalla notte in bianco a causa della puzza, è andato all’ospedale del Delta e poi ha sporto denuncia ai carabinieri. Contro ignoti, per la salute e quiete sue e quelle delle altre centinaia, migliaia di turisti in vacanza sulla costa da una settimana alle prese con l’attacco delle esalazioni. Le quali - le autorità amministrative e sanitarie non hanno dubbio alcuno - provengono abbondanti dall’incendio immenso delle torbiere della Valle del Mezzano di Ostellato.

Esalazioni abbondanti dalla Valle del Mezzano, alle spalle di Comacchio, territorio di Ostellato. Abbondanti perché il fuoco sotterraneo sta divorando 36 ettari di attuale campagna, ex laguna, incolta. L’area è di proprietà di un’azienda vicentina che sta dando manforte per circoscrivere e debellare il fuoco sotterraneo. L’estensione è zona di ripopolamento degli uccelli selvatici, preziosa. Un tempo qui c’erano sei vasche destinate allo scopo. 

COME UN BARBECUE. Il fuoco la sta divorando, non si sa perché. Colpa di un mozzicone lanciato incautamente fra le sterpaglie, responsabilità di qualche incivile con la manìa del fuoco, colpa dell'autocombustione provocata dalle temperature non proprio miti? Fatto sta che il braciere quadrangolare di mezzo chilometro per lato pipa a tutte le ore a chissà quale profondità e la brezza terra-mare ogni notte convoglia il fumo verso i quasi trenta chilometri di costa ferrarese, con propaggini puzzolenti anche nell’immediato ravennate. Dalla terra incolta avvampata come un barbecue alla riva del mare c'è niente: 20 chilometri.

AMBIENTE CARBONIZZATO. Che poi terra incolta non è, almeno per la concezione dell'ambiente, della flora e della fauna, ridotti in cenere. Grigliati. Carbonizzati, Annientati, al di là degli enormi e sacrosanti fastidi e proteste dei villeggianti e residenti della costa. Ma andiamo per gradi. Che per evidenza e immediata ricaduta riguardano la popolazione.

UN SMS ALLE 3 DI NOTTE.  Le 3.05 del mattino non è un orario normale per mandare un sms a un giornale. Eppure anche la signora Alessandra Sansavini di Bologna, in vacanza al Lido delle Nazioni, non ce l'ha più fatta, e ci ha scritto: “Dalle 2.45 di questa notte la puzza acre di bruciato in viale Olanda al Lido delle Nazioni è fortissima”. Un attimo doto ha digitato i motivi: “Ho chiamato i vigili del fuoco. Non sono mai intervenuti. Dicono che è compito di Arpa, Asl e Consorzio di Bonifica che dovrebbero allagare i campi per fermare le combustioni ma finora non hanno fatto nulla”. Non è vero, tutti lavorano da giorni per circoscrivere la smisurata graticola della Valle del Mezzano considerando che la torba per le sue caratteristiche è l'ultimo passo organico prima del carbone. È vero invece che chi vive sulla costa ha un’esigenza indiscutibile di informazioni su quel che sta capitando e quali potrebbero essere le ricadute sulla salute, al di là delle ore di sonno regalate alla veglia e a quel puzzo incerto tra la plastica bruciata e il ferro fuso. Le reazioni sono molteplici e soggettive. C'è chi non chiude occhio fra le 2 e le 5. Chi ha bruciore agli occhi e alla gola, chi prova nausea.

CHIUDETEVI IN CASA... Il consiglio immediato è da manuale: se proprio non ce la fate chiudete ermeticamente porte e finestre. Considerato che, per chi ce l’ha, l’aria condizionata sparerebbe in casa l’insopportabile fetore, è come dire di poter morire con i già sperimentati e ancora previsti 40 gradi centigradi. Non è una gran bella soluzione.

OSTELLATO COORDINA. La soluzione è l’acqua, immessa in quantità fluviali nei terreni torbosi. Spegne il braciere, ma per reazione ha l’immediato rilascio di dense esalazioni. Evapora, risale, va in giro. A gestire l’emergenza è il sindaco di Ostellato, Andrea Marchi, che nella riunione allargata di mercoledì mattina a Ferrara è stato incaricato di fare e di essere il referente di ogni operazione. Insieme all’allagamento delle zone torbose vengono costruite delle arginature per fare permanere l’acqua dentro le superfici in combustione. Grande attività anche per il Comune di Comacchio che fin dal principiare del problema risponde alle innumerevoli telefonate di chi vuol sapere, si lamenta, minaccia, chiede se l’odore in notturna fa male e quando finirà.

FANTASCIENZA SUI SOCIAL. Altrettanta mobilitazione per l’Arpa e l’Asl, la Provincia, la Protezione civile, i vigili del fuoco e il Consorzio di Bonifica. L’antagonista inaspettato - oltre il fuoco - è il dubbio, la percezione olfattiva di ciascuno che ipotizza qualcos’altro oltre la torba. Fatevi un giro sui social network e incapperete in una infinità di ipotesi chimiche, da pneumatico strinato, da rogo di discarica abusiva, da fantascienza laser. Ipotesi che dovrebbero venire escluse dalle fumarole reali e pericolosissime della torba della Valle del Mezzano. Evidenti, e pericolosissime per la gente che ora vi lavora a causa delle altissime temperature, i fumi roventi, e i vuoti che si creano nell’immediato sottoterra ridotto in cenere.

IL NASO DELLA CENTRALINA. Pier Luigi Trentini dell’Arpa, al di là dei dati, è franco. Dice che essendo quelle sostanze in combustione comunque benissimo non fanno. Aldo De Togni dell’Ufficio Igiene Pubblica dlel’Asl ci rimanda agli esiti ora per ora della centralina mobile posizionata a San Giuseppe di Comacchio. Ad esempio i picchi del biossido di azoto non raggiungo quota 200 microgrammi per metrocubo, la soglia di allarme. Per il benzene e il toluene che marcano l’inquinamento da traffico e combustione di legna sarebbero stati registrati valori relativamente più elevati rispetto la media. Sempre inferiori al limite monossido di carbonio e anidride solforosa.

COMBATTIMENTO. Sulla costa la protesta è crescente perché larga parte dei villeggianti visitati di notte dal fetore, non conoscono la sua composizione, se fa male, fino a quando durerà. Da quattro decenni Rosa Dallaporta e Ferruccio Ferrari, moglie e marito, sono titolari del Bagno Mexico, sempre alle Nazioni. Lui, Ferruccio, che di mestiere è meccanico, indovina le essenze della sua esperienza nasale: un misto fra carburante e plastica bruciata. Ma è la mimetizzazione della torba prodotta da vegetali sprofondati in terreni acidi e umidi che quindi non possono decomporsi, incerti nell’essere materiali organici o futuri idrocarburi. Oggi altro giorno di combattimento.

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