Profughi, revocato l'affidamento a Camelot

Pressing dell’Anticorruzione e marcia indietro del Comune: serve la gara

FERRARA

Il Comune ha deciso di revocare la gestione dei profughi del progetto Sprar, quello che va avanti con diverse articolazioni dal 2010, alla cooperativa Camelot. La scelta di Palazzo Municipale, che modifica una linea di condotta al centro da mesi di furiose polemiche innescate dalle opposizioni, risale alla riunione di giunta del 7 agosto scorso e non è stata pubblicizzata. Non si tratta di una scelta presa in autonomia, ma sotto l’incalzare dell’Autorità antimafia guidata da Raffaele Cantone, che in due riprese ha segnalato, nei mesi scorsi, la scarsa coincidenza con l’interesse pubblico di affidamenti diretti di questo tipo di servizi da parte del Comune. Bisognava insomma far lavorare il meccanismo della concorrenza con bandi aperti a tutti anche in questo campo, ha dovuto alla fine riconoscere anche Palazzo Municipale. È il caso di sottolineare che solo per la categoria ordinari (c’è anche un progetto per i profughi con disagio mentale), nel 2015 venivano assegnati alla coop di Legacoop oltre 904mila euro, dei quali 723.287 come contributo ministeriale, mentre gli altri 181.125,12 euro venivano ricavati da Comune e dalla stessa Camelot attraverso minori spese, agevolazioni e uso dei locali. Il tutto per mettere a disposizione 64 posti per i profughi.

Gli affidamenti revocati riguardano i due progetti Sprar per i richiedenti asilo approvati da Comune e ministero dell’Interno all’inizio dell’anno scorso, e che coprono appunto il periodo 2014-2016. Per evitare che i posti rifugiato restino scoperti per sedici mesi, il che avrebbe comportato oltretutto la «perdita dei finanziamenti assegnati» per i progetti Sprar fino al 31 dicembre 2016, la giunta ha deciso di autorizzare la Camelot a proseguire la gestione fino al 31 dicembre 2015, data entro la quale dovrà essere completata la procedura di gara che non risulta, peraltro, ancora definita. La coop continua ad essere presente anche in altri progetti di gestione dei profughi, come l’ex Mare Nostrum.

Vale la pena ricostruire il carteggio tra Comune e Autorità anticorruzione che ha portato alla revoca dei due affidamenti. La prima lettera di contestazione dell’Anac è arrivata il 24 aprile e riguardava la sola categoria disagio mentale. Il Comune ha risposto il 20 maggio difendendo la scelta di Camelot sulla base di una delibera del 2012 della stessa autorità, «che riconosceva all’ente pubblico la facoltà di affidare direttamente la gestione dei servizi a rilevanza sociale “quando il servizio è offerto per fini di mutualità con il solo ripianamento dei costi” e quindi non sia prevista la remunerazione dell’opera prestata: infatti le convenzioni sottoscritte con il gestore Camelot prevedono esplicitamente solo il ripianamento dei costi sostenuti» si legge nella replica.

L’Anac è però tornata alla carica il 24 giugno, questa volta richiamando una sua specifica deliberazione del 2014 nella quale si richiedeva «un confronto concorrenziale» anche per i progetti Sprar, quando sono in ballo soldi pubblici.

A questo punto il Comune ha dovuto capitolare. Ha lamentato gli «orientamenti interpretativi di non semplice ed univoca lettura, come confermato dal susseguirsi di determinazioni e linee guida in continua evoluzione, e a volte contradditori». In sua difesa, cita il fatto che l’adesione al bando Sprar risale al 2013, quando «non si poteva avere come riferimento la deliberazione 7/2014 dell’Anac», ma solo l’apparente via libera del 2012. Fa ulteriormente presente, la delibera di giunta, che «è di questi ultimi mesi la divulgazione da pare di Anac di un documento di consultazione relativo alle “linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e delle cooperative sociali”, che si propone di fornire indicazioni operative alle amministrazioni in materia di affidamenti di contratti pubblici»: in sostanza, è «mutato il quadro di riferimento». A questo punto il Comune ammette come «allo stato attuale risulti meglio corrispondere all’interesse pubblico attivare una procedura di gara che porti ad individuare, con modalità comparative», il nuovo gestore dei due progetti, «così da riconfermare, coerentemente alle recenti indicazioni di Anac e degli orientamenti legislativi, la trasparenza e la legittimità delle scelte di questa amministrazione». Viene così giustificato la revoca in autotutela dell’affidamento alla Camelot, che rimane gestore fino alla fine dell’anno «alle medesime condizioni giuridiche ed economiche»; del resto anche il nuovo soggetto gestore, per l’intero 2016, dovrà effettuare il servizio «ai medesimi patti e condizioni giuridici ed economici previsti dal progetto Sprar del Comune di Ferrara approvati dal ministero dell’Interno per il triennio 2014-16». C’è da sottolineare che la revoca riguarda anche una terza delibera, sempre del 2014, che riguarda un ampliamento del progetto per la categoria ordinari. Ora ci sarà una gara pubblica, sempre che Camelot, una volta formalizzata la revoca, non decida di opporsi per vie legali.

La vicenda s’incrocia con il ricorso all’Autorità anticorruzione presentato un mese fa dalla Lega Nord, contro il bando da 1,5 milioni del Comune per l’accoglienza dei 400 profughi ex Mare Nostrum.

Stefano Ciervo

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