Copparo, il sindaco Rossi:«Veronese si dimetta»

Boldrini offesa su Facebook, il primo cittadino chiede che l’ex grillina lasci: un consigliere non può usare quei toni

COPPARO. La presidente della Camera, Laura Boldrini, offesa dalla consigliera comunale indipendente Luana Veronese: la quiete dopo la tempesta? Nemmeno per sogno. A quattro giorni dagli strali lanciati via Fb dall’ex grillina verso la terza carica dello Stato sul tema immigrati, lo scontro politico si alimenta di nuovi (e autorevoli) commenti. Tutti ben lontani dal gettare acqua sul fuoco.

«Quelle della Veronese - ha detto ieri il sindaco Nicola Rossi interpellato al proposito - sono frasi che non possono conciliarsi col ruolo di consigliere comunale. Un consigliere comunale è tale dalla mattina alla sera, non possono essere accettati toni minacciosi e offensivi che devono restare al di fuori di una istituzione quale è appunto un consiglio comunale. Per questo - va giù duro Rossi - , così come hanno dichiarato i consiglieri comunali del Pd, anche il sottoscritto ritiene che la Veronese debba dimettersi. Siamo di fronte a drammi epocali, di proporzioni immani e sui quali non si può e non si deve usare l’arma della strumentalizzazione. Sarebbe una cosa da vigliacchi. Stanno morendo dei bambini - dice ancora il sindaco con parole che si accalorano - , non si può andare contro, senza motivo, a coloro che stanno gestendo questa emergenza mondiale (il riferimento è anche al sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani e all’assessore Chiara Sapigni, dei quali Rossi prende con coraggio le difese dopo le recenti polemiche che hanno investito i due amministratori; ndr)».

E la Veronese, cosa fa, sta meditando? «Quanto alla richiesta di dimettermi - ha risposto - , non ci penso neppure. Soprattutto dopo aver ricevuto moltissimi attestati di stima che mi spronano ad andare avanti. Ripeto: ho usato toni duri, forse eccessivamente duri e di questo mi dispiace. Ma sono convinta di aver detto ciò che molte persone vorrebbero dire ma alla fine decidono, per tanti motivi, di non dire. I migranti? I profughi? Porte aperte - conclude la Veronese - alle persone perbene e che vengono da noi per lavorare e per trovare una vita migliore. Porte chiuse, invece, a coloro che arrivano in Italia per delinquere».

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