Il prete rapinato in canonica: «Non erano così feroci»

Don Bertieri: «Non saprei riconoscerli, ne ho visto uno di spalle ed era robusto». Ma ci sono analogie tra la tragedia di Aguscello e altri episodi avvenuti in estate

FERRARA. «Non sono in grado di dire se i due rapinatori che mi hanno sorpreso in canonica un mese fa siano gli stessi che hanno aggredito Tartari, ma la mia sensazione è che non si tratti delle stesse persone, perché sono stati molto lontani dal livello di efferatezza, cattiveria e ferocia di Aguscello».

Don Mario Bertieri, parroco di Gaibanella, ha ricordi indelebili della notte del 24 agosto scorso, quando due sconosciuti si introdussero nella canonica forzando la finestra con un piede di porco e lo sorpresero mentre era assopito sul divano per strappargli la catenina d’oro. Nella colluttazione, il sacerdote finì a terra e riportò ecchimosi e contusioni. Quella rapina, insieme ad altri episodi avvenuti anche a Ferrara, secondo gli investigatori presenta elementi determinanti per essere attribuita agli stessi responsabili dell’agguato di via Ricciarelli.

«Io non li ho mai visti in faccia - continua don Mario osservando le foto di Patrik Ruszo e Constantin Fiti, i due arrestati per l’omicidio di Tartari - Era buio e avevo la luce della torcia puntata in faccia. Ho capito che avevano il viso coperto da una sciarpa, uno di loro l’ho visto di spalle, ed era di corporatura grossa. Tutti e due avevano l’accento slavo».

Ma nei “suoi” rapinatori don Mario dice di ravvisare alcuni “riguardi” (pur sempre nell’ambito di un’intrusione e di una rapina) che gli paiono incompatibili con la spietatezza del colpo di Aguscello: «Intanto si sono preoccupati di togliermi gli occhiali, per evitare che potessi ferirmi al viso. Sì, è vero, c’è stata la colluttazione perché ho cercato di reagire, ma le contusioni me le sono procurate soprattutto cadendo a terra, e non per vere e proprie botte. Poi per due volte mi hanno chiesto se avevo bisogno di bere un po’ d’acqua e in generale sembrava che volessero assicurarsi che stessi bene. Inoltre non erano venuti armati, il piede di porco per l’effrazione lo avevano preso nel magazzino qui accanto».

Molto magro il bottino: una trentina di euro, un telefonino, la catenina d’oro e un orologio. «Ma non hanno toccato i vasi sacri, e mi è sembrato strano».

E se Tartari, così come un’anziana rapinata a Mesola, era stato imbavagliato e legato con fascette da elettricista, per don Bertieri i banditi «hanno usato del nastro grigio metallizzato, quello che adoperano i carrozzieri, e non mi hanno imbavagliato, ma mi hanno incappucciato usando una federa. Così, a sensazione, non mi sembrano le stesse persone, ma la mia, sia chiaro, è soltanto un’impressione».