Modello-Ferrara da export A caccia dei soldi europei

Il direttore De Mauro: vogliono riprodurci in Francia e Belgio, può nascere una federazione L’edizione numero nove ha attirato 71mila persone, consolidando il dato-record del 2014

É stata un’edizione di consolidamento per il festival Internazionale, come dimostrano i dati conclusivi della tre giorni d’incontri con giornalisti, blogger, esperti di politica ed economia internazionale. Le presenze complessive sono state conteggiate in 71mila persone, esattamente le stesse dell’edizione record dell’anno scorso, con quasi tutti i numeri della macchina organizzativa in crescita (230 ospiti, 130 incontri per 250 ore di programmazione e oltre 170 volontari in azione) ma una situazione meteo così ballerina da tenere costantemente in allarme e, forse, sconsigliare qualche partenza last minute. «Siamo soddisfatti sia delle presenze che della qualità degli incontri, è stata un’edizione molto ricca» è il primo commento del direttore d’Internazionale, Giovanni De Mauro. È probabile che Internazionale, con questo format non dilatabile ulteriormente («abbiamo aggiunto un prologo nel giovedì pomeriggio, ma non andiamo oltre» ha ribadito De Mauro), abbia ormai raggiunto il suo limite fisiologico, e agli organizzatori va bene così: «È un festival dalle dimensioni umane» ragiona il direttore.

Le novità di quest’anno, dall’impiego del Teatro Nuovo allo “spezzatino” di eventi sull’intero arco della giornata, pranzo e cena compresi, non hanno inciso più di tanto sulle presenze complessive, e d’altro canto la continuità non è in discussione, come invece poteva apparire l’anno scorso con l’addio del mega-sponsor Eni. I costi, pari nel complesso a circa 500mila euro, sono coperti per 150mila euro da contributi pubblici: 80mila dal Comune, ritornato allo standard pre-2014, e il resto dalla Regione, che ha sostanzialmente rimpiazzato l’Eni grazie ad un focus alimentazione collegato all’Expo, che appunto ha occupato il Teatro Nuovo. Gli introiti diretti e indiretti fanno il resto. In teoria bisognerebbe preoccuparsi di come consolidare il contributo regionale, ma De Mauro, dal palco dell’Abbado, non ha seminato dubbi sull’edizione 2016, «ci rivediamo l’anno prossimo per il decimo anno», e il sindaco Tiziano Tagliani assentiva.

La chiave del futuro sta nella concreta possibilità che Internazionale a Ferrara diventi un format replicabile all’estero. De Mauro ha infatti rivelato che un gruppo di colleghi francesi della rivista XXI siano intenzionati a riprodurre l’esperienza ferrarese oltralpe, e qualcosa del genere stanno pensando di fare anche a Bruxelles. La formula evidentemente funziona, «si può lavorare ad una federazione dei festival europei di questo tipo, ed in questo caso si potrebbe accedere ai finanziamenti Ue» è il ragionamento del direttore di Internazionale.

Tagliani, di sicuro, mostra di apprezzare ogni anno di più le potenzialità di questa vetrina mondiale: ieri, dal palco, ha abbracciato ancora una volta a nome della città i Medici senza frontiere, «si meritano di non essere lasciati soli e Ferrara sarà al loro fianco per difendere i valori che portano. Sentirete la nostra concreta solidarietà». Il ricordo fresco della giornata di sabato, attorno al gazebo Msf di piazza Trento Trieste, con medici e operatori appena tornati da Kunduz a cercare contatti con i loro colleghi bombardati, e Meinie Nicolai, che gestisce quell’ospedale, a trattenere a fatica la rabbia mentre viene intervistata da giornalisti non solo italiani, non sarà cancellato facilmente dalla memoria dei ferraresi che l’hanno vissuta. «In un momento così drammatico hanno mostrato un grande sangue freddo» è il riconoscimento di De Mauro agli operatori di Msf. Anche e soprattutto questo è Internazionale a Ferrara.

Stefano Ciervo

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