Ferrara, dalle bici al bar: il lavoro è anche down

Dopo il caso della bimba ritirata dall’asilo. Sarti (Città del Ragazzo): molti nostri studenti oggi occupati con buoni risultati

FERRARA. «Se incontrassi quella mamma cosa le direi? Non esprimerei nessun giudizio, solo il consiglio di migliorare la conoscenza di un tema su cui c’è molta disinformazione. Spero che quanto è successo in quell’asilo sia solo frutto di un errore e che quindi la bimba di quella signora possa crescere in un ambiente inclusivo che dà il giusto valore all’integrazione».

Giuseppe Sarti, il direttore della Città del Ragazzo (Opera don Calabria), si prepara alla Festa che richiama nella sede della scuola ogni autunno ex studenti dell’istituto, molti dei quali entrati per essere addestrati al lavoro e oggi impegnati come volontari. Tra questi anche giovani che presentano diversi tipi di disabilità.

La storia dell’asilo privato ferrarese da dove una madre ha ritirato la bimba di dieci mesi perché non si sentiva garantita dalla presenza di un’assistente con la sindrome di Down, non l’ha lasciato indifferente. «La vocazione di inserire persone disabili nel mondo del lavoro la coltiviamo da alcuni decenni grazie a fondi specifici erogati da Regione e Provincia - spiega Sarti - Noi entriamo in contatto con le aziende alle quali proponiamo anche progetti personalizzati di avviamento al lavoro che tengano conto delle esigenze dell’impresa e delle capacità dello studente interessato, capacità da cui sempre partiamo nella definizione del progetto».

Un percorso che può presentare «difficoltà oggettive», ammette Sarti. Perché non sono mancati «i casi di comportamenti non idonei da parte di persone con disabilità che hanno richiesto poi una ridefinizione del rapporto». Sarti non ricorda situazioni di questo tipo riferite a persone con sindrome di Down, «che in genere sono molto socievoli e motivate nel lavoro, capaci di comunicare amore e tenerezza». Talvolta è comparsa «la battuta sgradevole e stupida», dovuta a scarsa sensibilità o ignoranza, «ma non mi sono mai imbattuto - precisa Sarti - in casi di rifiuto come quello di cui si è parlato nei giorni scorsi, a Ferrara».

È stata la stessa referente del nido, mercoledì scorso, a raccontare alla “Nuova Ferrara” che una mamma che stava affiancando le educatrici nell’inserimento della bambina nella struttura aveva telefonato il terzo giorno di frequenza per comunicare il ritiro della piccola perché c’era anche «quella ragazza lì». In realtà si tratta di una signora di 37 anni, sorella della direttrice dell’asilo, che lavora da sei anni nella struttura educativa e che aveva svolto precedentemente il servizio di bidella per otto anni in una scuola elementare della città.

Quelle parole, aveva commentato senza nascondere il suo sconcerto la responsabile del nido, avevano evidenziato «un atteggiamento inaccettabile verso una persona autonoma, preparata per svolgere i compiti che le sono stati assegnati e della quale nessuno, da quando è qui, si è lamentato».

Sarti conferma che molti ragazzi passati per questa scuola lavorano oggi nel settore della riparazione delle biciclette, della legatoria, della cartotecnica e dell’assemblaggio elettrico, dei servizi, della ristorazione e del commercio. «La conoscenza conta molto, appena si approfondisce un po’ l’argomento certi pregiudizi cadono - conclude il direttore - e questo è importante anche perchè, come sappiamo, la crisi economica tende ad eliminare dal lavoro per prime proprio le persone con disabilità».

Oggi alla Città del Ragazzo l’argomento della giornata sarà il dialogo con le nuove generazioni. Non solo i giovani ma «anche noi adulti - è il monito di Ambrogio Anteghini, presidente degli ex Allievi di Ferrara - dobbiamo imparare l'arte del dialogo con le generazioni che si affacciano alla vita cui abbiamo rubato la speranza e la volontà di sognare». (gi.ca.)

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