Fate parlare Rendine in municipio

Francesco Rendine e Massimo Masotti (Gol)

Il direttore della Nuova e la polemica sulla mozione presentata da Gol in consiglio comunale

FERRARA. È stato più veloce Masotti a dimettersi dall'Ordine dei medici che i ferraresi a indignarsi per le sue parole sui down. Torno sulla vicenda glocal (globale e locale) perché è facile spegnerne l'interruttore, e perché rischia di prendere una piega politica, che non ha. Masotti e poi Rendine tentano di fuorviare il loro incidente etico come una strumentale interpretazione politica della maggioranza che governa il Comune di Ferrara. Che c'entra? È come se, ad esempio, il sindaco Tagliani o l'assessora all'assistenza Sapigni fossero in qualche modo una causa indiretta del ritiro della bimba dal nido privato perché vi lavora un'assistente down non tollerata dalla madre della piccola.
È un dovere riportare i fatti e gli atti alla loro verità. La faccia tosta va assunta fino in fondo. Sollecito quindi il consigliere Rendine a ricorrere anche ai salti mortali perché la sua mozione, volta a far sostituire uno degli attuali assessori con un amministratore down, sia discussa nell'aula consiliare. E chiedo al sindaco di inserire al più presto la mozione nell'ordine del giorno del consiglio comunale per permettere a Rendine di esporre il suo pensiero, e alla città di giudicarlo. Il pensiero di Rendine va denudato. È insensato affermare che sarebbe stato meglio se Rendine fosse stato zitto e che il silenzio è d'oro. No. Fate parlare Rendine in aula consiliare, forte e chiaro. E che ognuno si porti in groppa le proprie responsabilità circa le cose dette e scritte da Facebook sino ad un atto civico sulle persone affette dalla sindrome di down.
Perché mi incaponisco? La risposta sta nell'intonazione della signora Franca Chiodi, presidente della benemerita Anffas. Dice che: «A prescindere dal fatto che non ho proprio nulla in contrario alla possibilità per un down di poter diventare un assessore del Comune»…. Cioè la signora traduce la provocazione di Rendine come un'offerta partecipativa. Non è così. Rendine intende colpire e offendere un assessore evocando paradossalmente la sua sostituzione con un disabile. Attenzione perciò agli equivoci. Questa brutta vicenda ne è piena.

Qualche esempio. Masotti, che ha commentato su Facebook che i down non devono lavorare al nido, ma stanno bene in cucina o in giardino, ha avvertito che ha scritto da “privato”. Questo non vale per nessuno, men che meno per un medico e vicepresidente dell'Ordine. La riservatezza nei profili pubblici di Facebook non esiste.
E - aspetto che ha dell'incredibile - Masotti ha avuto il confronto sui down con Camilla Ghedini, addetta stampa dell'Ordine dei medici. Dal quale Masotti si è dimesso e cancellato. Masotti ha detto che il presidente dell'Ordine Di Lascio lo ha abbandonato, cioè non l'ha difeso: è ineluttabile immaginare che Di Lascio abbia discusso con lui le dimissioni da vicepresidente e la cancellazione dall'Ordine, già implicate nelle scuse nazionali della presidente della Federazione nazionale Chersevani. È evidente che la mozione-provocazione di Rendine è una manovra in soccorso di Masotti: trasferisce un confronto avvenuto su Facebook in ambito amministrativo, nell'arena politica. Questo è lo stile del varietà.
Infine, in tanto mimetismo, non vanno tralasciati i tempi di reazione delle rappresentanze politiche cittadine su una vicenda tanto chiara e grave, che ha issato Ferrara su una poco piacevole ribalta nazionale.
Tutte sono concordi nel condannare senza se, e qualche ma. Ma che fatica. Molti politici li abbiamo cercati casa per casa, attesi, chiamati, trovati: la loro orologeria rispetto ai problemi è temporizzata sugli altri. Prima intervengano gli altri. Eppure Ferrara siamo noi. Fate parlare Rendine in municipio.

s.scansani@lanuovaferrara.it