Visoni liberati: «Con il blitz distrutto un intero anno di lavoro»

Jolanda di Savoia, i proprietari dell’allevamento sconsolati per l’accaduto. Fuori dalle gabbie almeno 800 animali

JOLANDA DI SAVOIA. Il giorno dopo, resta l'amarezza. Il blitz che ha fatto fuggire i visoni dalle loro gabbie, aperte da ignoti , due notti fa, ha avuto un successo solo parziale. Ma non è una consolazione. Giancarlo Giacometti, l'allevatore di Jolanda di Savoia è stato colpito per la seconda volta, otto anni dopo il primo blitz. Non è nemmeno troppo arrabbiato.

È l'amarezza a farla da protagonista. Con lui la moglie, Letizia Gavioli, e la figlia Ilaria.«Siamo riusciti- ci dice Giacometti- a recuperare molti degli animali fuggiti. Sono state aperte quattro o cinquecento gabbie, con due visoni a gabbia. Molti animali siamo riusciti a recuperarli, ma ne abbiamo già visti alcuni uccisi lungo le strade, e diversi vicini ci avvertono che ne hanno ripresi. Alcuni li lasciano, morti, in sacchetti che consegnano qui. È un altro colpo pazzesco alla nostra attività, come quelli di otto anni fa: il colpo è molto pesante. Questa gente non fa il bene degli animali, colpiscono solo noi, il nostro lavoro, la nostra vita. Per fortuna ci hanno aiutato tanti amici che sono arrivati subito la notte stessa quando li abbiamo chiamati, portandosi dietro anche altre persone per aiutarci a chiudere la recinzione, e rimettere gli animali in gabbia».

La conduzione dell'azienda è familiare: ci lavorano padre, madre e figlia. Si intuisce che non è un lavoro facile. Diversi gatti girano per l'area intorno al capannone. Un cane dall’aspetto poco rassicurante gironzola intorno. «La sorella di questo animale - ci dicono- è stata avvelenata. Anche un altro cane, prima e pochi giorni dopo ci fu la prima incursione. Hanno divelto un largo tratto di recinzione e poi hanno aperto le gabbie».

La figlia, con sguardo triste, ci parla del danno terribile a livello morale: «Abito a Ferrara. Sentirsi chiamare al telefono alle quattro di mattina è un colpo al cuore. Tremendo. Come quantificare i danni? Con questa incursione ci hanno distrutto almeno un anno di lavoro. Non sappiamo quanto ci vorrà per sistemare tutto, ma sarà una cosa parecchio lunga. Soldi? Non lo so. Ma le perdite sono rilevanti. E comunque è tutto il lavoro che ci abbiamo messo che è stato perso, e questo è tremendo per il morale. Ora siamo impegnatissimi a ricostruire. Ma se avessimo dei dipendenti, a questo punto avremmo dovuto metterli a casa. Non credo ci sia da essere orgogliosi di quello che ci hanno fatto».

Alessandro Bassi