Il Forum boccia il Comune «Famiglie non sostenute»

A cinque anni dall’adesione al network nazionale si notano cali e disgregazione Le associazioni: le convivenze non sono famiglia. Assessore criticato per un corso

Il Forum delle associazioni familiari boccia le politiche pro-famiglia del Comune. A distanza di cinque anni dall’adesione di Palazzo Municipale al Network italiano di città per la famiglia, «il giudizio su questi temi è decisamente critico, poiché il dato di fatto e che Ferrara è una delle città in cui le famiglie non “mononucleari” - famiglie solo ai fini statistici - calano, si disgregano, non vengono sostenute e non investono sul futuro». È il passaggio più esplicito del duro documento presentato l’altro pomeriggio ai commissari delle Pari opportunità, alcuni dei quali sono rimasti un po’ basiti (e polemici, come Leonardo Fiorentini di Sel), da parte di Andrea Zerbini per conto di tredici associazioni d’ispirazione cattolica, tra le quali le Acli e i Medici cattolici. Dopo aver sottolineato che della famosa firma non si trova nemmeno traccia sul sito del Comune, il documento evidenzia i quattro temi sui quali rifila il suo brutto voto: fiscalità a misura di famiglia, scelte secondo “family friendly”, ruolo sussidiario della famiglia e delle associazioni del privato sociale nel welfare, la promozione a livello nazionale del fisco a misura di famiglia.

L’audizione era finalizzata al percorso avviato dalla commissione su “Nuovi diritti, nuove famiglie”, che è l’innesco delle critiche del forum, «già nel titolo è una proposta, una scelta chiara di campo che sembra prefigurare il “destino” del percorso partecipato». I firmatari del documento richiamano la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la Costituzione italiana e il Codice civile, per ribadire la loro posizione: la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio di due persone di sesso diverso, «questa posizione non è in alcun modo discriminatoria per altre forme di convivenza tra persone. Detto questo - continua il documento - non possiamo nè vogliamo impedire il riconoscimento di altre forme di convivenza sia etero sia omosessuale: riteniamo debbano avere un percorso specifico, ove necessario, con definizioni proprie che ne salvaguardino la particolarità». Per questo il Forum propone un confronto sui bisogni delle famiglie “vere”, mentre esprimono preoccupazione per il corso di formazione promosso dall’assessorato alla Pubblica istruzione «‘Alla pari s’impara’. Storie ed esperienze già in atto segnalano che dietro l’attenzione al “genere” si nasconde la visione dell’appiattimento delle differenze tra maschio e femmina. Invece di prevenire le discriminazioni valorizzando le differenze, si punta ad un generico relativismo». Anche la scelta di avere figli «non può essere applicazione di un “diritto”». (s.c)

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