I sindaci del centrodestra: mai interpellati sulla lettera a Renzi

La replica di Rossi (Pd): mi dispiace, ero convinto che l'appello fosse condiviso da tutti, quei tre però vogliono visibilità. Bergamini (Lega Nord): una mossa del Pd per  sciacquarsi la coscienza dalle proprie responsabilità. Si smarcano anche Toselli (Forza Italia) e Garuti (civico)
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FERRARA. Per una volta sembrava che almeno su una questione - le misure per aumentare la sicurezza dei cittadini, l’inasprimento delle pene per i reati contro il patrimonio e la volontà di rendere più efficace l’azione delle forze dell’ordine - si fosse raggiunta l’unanimità politica fra i sindaci della provincia, rappresentanti eletti dalle comunità locali, cioè dai cittadini. Un obiettivo palesemente mancato, almeno stando al comunicato stampa con il quale alcuni sindaci eletti in provincia e che non fanno riferimento all’area del centro sinistra - Fabio Bergamini (Lega Nord, Bondeno), Fabrizio Toselli (Forza Italia, Sant’Agostino) e Daniele Garuti (civico di Poggio Renatico) - si sono dissociati oggi (8 novembre) dalla “lettera dei sindaci” pubblicata dai quotidiani come unitaria.
 

La doccia fredda

«Nessuno ci ha mai interpellato sulla lettera-appello che qualcuno ha messo in bocca a tutti i sindaci. Spiace intervenire con toni piccati in un contesto drammatico, ma la contestazione è tutta nei confronti di questa sinistra scorretta», questo l’attacco del comunicato stampa.
Un vero e proprio ceffone mediatico, nello stesso giorno in cui a Bologna l’opposizione anti-Renzi e “anti-sinistra” alza la voce presentando un’alleanza che punta a scalzare il governo retto dall’ex sindaco di Firenze. Smentita alla quale risponde Nicola Rossi (Pd), sindaco di Copparo e autore del testo «integrato da suggerimenti giunti nella giornata di sabato da altri sindaci ferraresi» e poi trasmesso alle redazioni dall’Ufficio stampa della Provincia.

«Sono veramente dispiaciuto - commenta  Rossi dopo aver appreso del comunicato sottoscritto dai tre sindaci - In effetti ho dato per scontata una cosa che non lo era: che tutti i sindaci della provincia avessero letto la bozza che avevo inviato via mail ad alcuni colleghi pregandoli di far circolare il testo e di passarlo anche ai sindaci di cui non avevo recapiti».

Tra questi Bergamini e Toselli («non sono stato contattato su quel testo», ha dichiarato quest’ultimo in serata). «Da Garuti avevo ricevuto la conferma dell’avvenuta lettura - ricorda Rossi - Nessuna risposta però sul documento». Garuti ha replicato che «non c’è stato il tempo di condividere l'appello, la prima versione fra l’altro era molto insoddisfacente, poi c’è stata un’integrazione. Di questo tema si discute da anni, qualcuno ha cambiato idea sulla sicurezza ma non siamo stati noi». Rossi riconosce di non aver avuto la certezza che tutti i sindaci avessero appreso dell’iniziativa quando ha mandato all’ufficio stampa il testo dell’appello al governo.
 

“Vogliono mettersi in mostra”

«Non volevo attribuire ad altri sindaci affermazioni che non condividono - ha ribadito Rossi - pensavo di fare una cosa gradita a tutti rilevando l’esigenza di garantire la certezza della pena. Ero convinto che quel testo avesse un consenso unanime, ma evidentemente non era così. Se un’iniziativa di questo tipo fosse stata realizzata da un sindaco di centrodestra l’avrei condivisa, vedo invece che dall’altra parte si punta più alla “visibilità”». Scuse a metà, quindi, come si nota dal tono della dichiarazione.

Sospetti e accuse

Il comunicato di smentita aveva messo in chiaro che «i sindaci di centrodestra (così li definisce la nota inviata dall’Ufficio stampa della Lega Nord, indicando i tre nomi già richiamati, ndr)» prendono le distanze «dalla lettera che qualche collega ha diffuso come documento unitario all’indomani dell’aggressione ai danni di due donne, ridotte in fin di vita da due rapinatori probabilmente romeni nella loro casa di Renazzo (Cento)».
Poi Fabio Bergamini rincara la dose: «Quella lettera è una mossa politica tutta interna al Pd per sciacquarsi la coscienza dalle proprie responsabilità. Quei toni – questa la contestazione politica mossa da Bergamini - sono eccessivamente tenui». Ecco i punti che lo stesso Bergamimi avrebbe definito «imprescindibili, se fossi stato interpellato», l’elenco è piuttosto dettagliato: farla finita con tutte le pratiche indultive, cancellare i cinque svuotacarceri votati dal Pd; cancellazione del reato di eccesso di legittima difesa (se in casa qualcuno avesse sparato, le attuali vittime sarebbero diventate carnefici?); ripristino del reato di clandestinità; cancellazione del reato di tortura (modo, indegno, voluto dal Pd per ‘ammanettare’ le forze dell’ordine); stop Schengen, controllo degli accessi anche da Unione Europea; basta tagli, più risorse per le forze dell'ordine». «Non mi presto alle prese in giro del Pd, che oggi grida alla certezza della pena dopo che per anni ha tutelato più i criminali delle vittime», aggiunge con parole dure Bergamini.
 

Finti sceriffi

Quella lettera, prosegue il sindaco leghista, «è solo acqua fresca. La nostra invece è una linea di coerenza: già ai tempi dell’ingresso della Romania in Europa avevamo invocato il ripristino dei controlli alle frontiere. Ricordiamo, all’epoca, gli strilli isterici della sinistra e le accuse di razzismo. Ora tutti a fare i finti sindaci-sceriffi».