Per Carife è il giorno più lungo

In mattinata il giudizio Ue sul piano di salvataggio. Nel pomeriggio le decisioni del governo. E forse la nomina dei nuovi commissari

FERRARA. Matteo Renzi e Ignazio Visco nel pomeriggio ci diranno, o faranno dire ai loro ministri e dirigenti dell’Autorità di risoluzione delle crisi bancarie, che cos’hanno escogitato per salvare Carife e gli altri tre istituti in crisi. Di certo premier e governatore Bankitalia saranno chiari ed esaurienti, perché domani riaprono i mercati per Etruria assieme alle filiali di tutte e quattro, e sarebbe quindi il caso di non lasciare sul campo troppi punti interrogativi. La quadruplice operazione è tutto tranne che semplice, anche perché assemblata in una manciata di giorni dopo la presa d’atto che l’intervento del Fondo interbancario, accarezzato per mesi, non avrebbe passato l’esame della Commissione Ue, e a Ferrara ieri nessuno mostrava di conoscerne nemmeno i contorni. Bisogna quindi limitarsi a dar conto dei frammenti d’informazione che, attraverso vari canali giornalistici, arrivano da Roma.

La prima informazione è che il Consiglio dei ministri straordinario convocato alle 17.30, sarà preceduto, nella mattinata, da un contatto tra governo e Bruxelles, per ottenere una sorta di visto preventivo ai provvedimenti da varare. Significa che al Tesoro non si azzardano più a sfidare l’Ue, ma anche che determinati provvedimenti potrebbero essere sfiorati di nuovo dal sospetto di aiuti di Stato, la motivazione usata per congelare l’intervento del Fondo interbancario. Si dovrebbe trattare del via libera a quattro bad bank, cioè istituti dove convogliare i crediti ammalorati per alleggerire quanto resterebbe di Carife, Banca Marche, Etruria e Carichieti, e rilanciarle sul mercato. Forse ci sono sul piatto anche sgravi fiscali.

La seconda notizia, o meglio indiscrezione, che rimbalza da Roma è che già domani Carife e le altre saranno guidate da commissari speciali nominati direttamente dall’Autorità di risoluzione (braccio di Bankitalia), con tanto comitato di sorveglianza di tre-cinque membri. Addio quindi agli attuali amministratori straordinari Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, peraltro in scadenza il 27 novembre, ma anche a tutte le ipotesi di nuova governance messe a punto in questi mesi tra ferraresi e Fitd. Non ci sarebbe, a questo punto, nemmeno bisogno di chiamare i soci per eleggere un Cda, mentre è tutto da comprendere il meccanismo con il quale verranno immessi i soldi necessari nella banca, visto che la ricapitalizzazione attraverso il Fitd non si farà più.

I soldi, appunto. Ieri circolava la cifra di 2 miliardi di euro per le necessità delle quattro banche, da far versare a tutti gli istituti italiani con un peso maggiore a carico dei big. Si tratta di una cifra leggermente inferiore a quella ipotizzata fino all’altro giorno, il che farebbe pensare alla possibilità di una chiamata in causa, magari non nell’immediato, degli obbligazionisti subordinati. Da questo punto di vista Carife è stata messa sullo stesso livello delle altre, visto che l’aumento di capitale già pronto per 300 milioni tutto del Fondo sembra ormai saltato.

In questo schema, la banca “vera” diventerà la good bank depurata dei crediti di difficile recupero, sul modello del Banco di Napoli di molti anni fa. Bisogna vedere se saranno conferiti nella bad bank solo le sofferenze oppure tutti i crediti deteriorati: in quest’ultimo caso si parla di un trasferimento imponente di risorse, visto che il rapporto deteriorati/impieghi è del 38,9% in Carife, con tutte le conseguenze sulla dimensione e le esigenze operative della nuova banca che si possono immaginare.

Stefano Ciervo

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