Il futuro ferrarese ha un buco, chiamatelo scandalo

L'ultima assemblea dei soci Carife

È venuto a Ferrara mezzo governo e il presidente della Repubblica: neanche una protesta. Ma qualcuno dovrà restare con il cerino in mano

FERRARA. Due anni e sei mesi di cava e metti. Reazioni pallide. Manovre in sordina per non disturbare. «C’ero ma non sapevo». «Sapevo ma non c’ero». «Ma per carità, la politica deve stare alla larga». «Fate dei titoli troppo grossi». Azioni azzerate. Commissariamento. Città in catalessi. Risultato: non c’è stato un contrattacco. Neanche quando è capitata l’occasione.

È venuto a Ferrara mezzo governo, c’è stata la visita del presidente della Repubblica. Neanche una protesta, un cartello, una manifestazione. Il processo di rimozione è in atto.

Sono convinto che in morte della vecchia Carife qualcuno deve agitarsi, dovrà pure restare con il cerino in mano, acceso, nonostante l’istituzione del Fondo nazionale di risoluzione delle crisi bancarie. Prima o poi qualcuno dovrà rispondere dello sconquasso della Cassa dei ferraresi. Perché, nonostante il tardivo giramento di pagina impresso dalla politica alla banca moribonda, lo sconquasso rappresenta il maggiore scandalo capitato qui, nel nostro territorio, negli ultimi tempi. Ecco, mi pare di sentirli mandare a dire alla Nuova Ferrara: ciò!, scandalo è una parola che urta; un’evocazione dimòndi! esagerata, un’accusa eccessiva, purasà!

Ditemi allora come definire la caduta della Cassa. Depauperamento per i crediti deteriorati? Perché, i crediti si guastano? Si rompono? Sono biodegradabili? Basta con questo lessico che ammortizza il problema e annacqua l’impatto. Traduco dall’italiano creditizio nell’italiano della scarpa grossa: svuotamento per i troppi soldi prestati in giro. La parola giusta è scandalo. Termine col quale i greci indicavano un ostacolo, un inciampo, il cattivo esempio. È quindi giusto avere fiducia nella giustizia penale e civile, perché può fiorire qualsiasi nuova good bank (nuova Carife), mangiarsi ogni credito inesigibile la liberatoria bad bank (Carife sterilizzatrice), morire in ingloriosa vecchiaia la Carife originaria, ma il guaio resta. Resterà. È nelle nostre tasche. Ha bucato il futuro di Ferrara. Ne sanno qualcosa i correntisti, gli azionisti, gli obbligazionisti e i dipendenti della Cassa che hanno tutto il diritto di invocare il risarcimento e di conoscere ogni passaggio, curva, tornante, tunnel, fermata e salita dell’accidentato percorso esiziale dell’istituto. Esiziale, cioè esito funesto. A partire dall’epoca della mammella feconda, trasversale e ducale fino ai primi scricchiolii, passando dai due ultimi - in ordine di tempo - consigli d’amministrazione e quindi direzioni generali. Continuando con il ruolo della Banca d’Italia, le sue severissime ispezioni, l’autorizzazione all’insensato aumento di capitale con l’immediato serrato controllo d’ogni operazione, fino alla sincope del commissariamento, a quel che resta dello scampato tentativo d’acquisto da parte della Popolare di Vicenza (deo gratias!), dell’assemblea straordinaria di luglio, dell’intervento del Fondo interbancario già impiantato e sottoscritto.

È quel che si chiama un percorso di guerra o del tempo perso nel quale i protagonisti visibili e invisibili sono stati parecchi, qui e altrove. Ha fatto bene venerdì sera all’Ibs Riccardo Forni a ribadire l’esistenza del processo di rimozione. L’ha fatto presentando la sua storia recentissima di Carife, raccontando di una banca bulimica e di una città non reagente.

Nello stesso giorno a Cento c’era il convegno sulle fondazioni. Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Associazione Fondazioni e Casse di Risparmio e presidente della Fondazione Cariplo. Dall’alto dei suoi 81 anni, con la barba bianca e neanche un pelo sulla lingua, ha sentenziato: «Su Carife, devo dirlo, è avvenuta una cosa indegna». Ha chiuso: «A Sergio Lenzi hanno fatto fare un aumento di capitale sotto dettatura da 150 milioni e poi hanno commissariato la Cassa. Perché non l’hanno fatto prima? Ora il prezzo lo stanno pagando gli azionisti». In Wikipedia leggetevi la voce Carife: “Sin dalla sua antica fondazione, risalente al 1838, voluta da un gruppo di cittadini ferraresi guidati dal conte Alessandro Masi, l’ideologia della Cassa di Risparmio è quella di banca del territorio, ovvero un istituto di credito capace di adeguarsi alla vita dei cittadini e di essere in grado di offrire loro sicurezze economiche”. È uno scandalo.

s.scansani@lanuovaferrara.it

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