Gaetana Simoni, la donna dichiarata morta tre anni fa, si racconta

L’odissea di Gaetana Simoni, 43 anni, dichiarata deceduta il 13 agosto del 2012 al posto di un’altra persona

COMACCHIO. Gaetana Simoni è nata a Comacchio il 16 dicembre del 1972, «e risulto morta il 13 agosto del 2012. La mia vita è diventata un’odissea, non ne posso più». Quello che sta succedendo alla signora Simoni è paradossale «e ci sarebbe da farsi due risate, se non fosse che non esistendo più ogni giorno devo superare mille ostacoli». Ma cosa è successo? «Nell’autunno di tre anni fa sono andata dal mio medico curante il quale quando mi ha vista è rimasto a dir poco perplesso. “Mi avevano comunicato la sua morte”, mi ha detto, “lei è stata cancellata, io non posso visitarla e nè darle le medicine”. Non ho capito subito e sono andata in Comune a chiedere spiegazioni».

Dopo lunghe ricerche, «l’errore è stato trovato: il 13 agosto 2012 si è spenta la signora Gaetana Simoni nata a Comacchio (e residente a Copparo) nel 1925, ma qualcuno ha fatto confusione con i numeri e per me e la mia famiglia è iniziata la disavventura». A quanto pare, infatti, «il Comune di Comacchio ha sì normalizzato la mia posizione, ma solo all’interno di questo territorio e se prima non esistevo, adesso esisto a metà. La mia tessera sanitaria è scaduta e non riescono a rifarla perché risulto morta, i farmaci non me li passano, a breve dovrò rinnovare la carta di identità e sarà un grosso problema - va avanti la signora Simoni - Ho pazientato per anni, non ho mai alzato la voce ma non posso andare avanti “senza identità”. Mi avevano assicurato che il problema era stato risolto e invece questa mattina (ieri, ndr) sono andata all’Agenzia delle Entrate, dove ho trovato persone davvero squisite, e niente...sono ancora morta».

Al momento Gaetana Simoni è costretta a girare con in borsa «un certificato in cui si attesta che sono al mondo, accompagnato da quello del decesso dell’altra signora Gaetana Simoni. E questo è niente. Come funzionerà a livello fiscale? Dove sono finiti i miei contributi? E se arriveranno le tasse da pagare per un errore non mio, di cui ho dato subito comunicazione e dal quale nessuno mi tira fuori? Ma si rendono conto che non posso neppure viaggiare, prendere un aereo o quanto altro? Nemmeno in ospedale mi possono ricoverare. Mi sembra di vivere un incubo...». Difficile capire dove sia l’intoppo, «io ho fatto tutto quello che mi è stato detto, continuo a girare da un ufficio all’altro senza però venirne a capo - aggiunge la Simoni - E non posso nemmeno prendermela con qualcuno in particolare perché trovo persone molto gentili, che restano basite quando racconto il mio caso. Eppure in qualche modo ne devo venire fuori». La signora chiede di non mettere la foto sul giornale, e le sue ragioni sono più che condivisibili. «Ci manca solo che mi riconoscano per strada...no, no, meglio di no. Se ho denunciato quanto mi sta succedendo è solo perché così spero che qualcuno trovi una soluzione il più presto possibile, non posso vivere senza avere una vita, svegliarmi ogni mattina con la speranza che non accada nulla perché non saprei come comportarmi. Nemmeno un contratto posso firmare, niente di niente». Infine, l’appello, «per favore, aiutatemi a tornare “in vita”».