Bonifica addio, il Ferrarese di nuovo sott’acqua

Uno studio Enea prevede che nel 2100 parte della provincia, a cominciare dal Delta del Po, saranno inondate dal mare

FERRARA. «Le procurerò un boccaglio». Gianmaria Sannino usa questa premura verso il giornalista che lo sta chiamando da Ferrara, terra destinata a finire sott’acqua sul finire del secolo. Sannino è il coordinatore del Laboratorio di Modellistica climatica e impatti di Enea, dove hanno messo a punto un modello sulle ripercussioni che avrà il cambiamento climatico. Lo studio sull’inondazione di zone costiere l’ha condotto il ricercatore Fabrizio Antonioli e la sua predizione al 2100 - per quanto riguarda l’Italia - è raffigurata nella carta qui a destra, dove salta agli occhi la grande chiazza colorata a nord est. Se andremo avanti di questo passo fra meno di cent’anni la laguna di Venezia, il Delta del Po e una bella fetta della depressa provincia ferrarese saranno sommersi o lambiti dal mare. Con tanti saluti a secolari processi di bonifica e governo delle acque. Alle nostre latitudini il livello del mare si innalzerà di una bella spanna: 24 centimetri e oltre secondo il modello Enea. Quanto basta per finire a bagno, ma non saremo i soli, la penisola italica è tutta un pullulare di imminenti allagamenti marini. A fare compagnia alla laguna di Venezia e al Delta del Po, saranno il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania, tratti della costa del Gargano in Puglia...

«Per collocazione geografica e conformazione - si legge nel coimunicato del Laboratorio di Enea - l’Italia è più esposta di altre zone all’impatto dell’aumento delle temperature globali, con il rischio di diventare già in questo secolo sempre più simile al Nord Africa, ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili, ben 33 in tutto il territorio nazionale». Il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana.

Se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Europa tenderà a “mediterraneizzarsi”.

Le proiezioni realizzate attraverso i modelli climatici mostrano che le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan, dove prevarrà un clima sempre più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali.