«Con l’omicidio stradale la morte si poteva evitare»

Il patteggiamento di 2 anni per la tragedia del 25enne, Francesco Marzola I legali: con le nuove norme, il ragazzo che lo tamponò non doveva guidare

Se fosse stato in vigore la nuova norma dell’«omicidio stradale», la morte di Francesco Marzola, 25enne, noto e giovane dj del Barracuda si sarebbe potuta evitare: la riflessione arriva dai legali della giovane vittima di un altro incidente stradale a conclusione del processo che ieri ha chiuso la tragedia della morte del giovane dj. Processo in cui l’altro ragazzo, S.S., 25 anni di Bondeno, che guidava l’auto che tamponò la macchina di Marzola, buttandolo fuori strada e uccidendolo sul colpo, ha patteggiato 2 anni di pena, e il giudice Silvia Marini ha sospeso per lui la patente per 2 anni. Ma come hanno sottolineato gli avvocati della famiglia di Marzola, Alessandra Milani e Francesco Mantovani, dopo le questioni tecniche che hanno portato a chiudere il processo per omicidio colposo, col patteggiamento a 2 anni, «resta molto rammarico». Perchè, spiegano i legali «l’imputato al momento dell’incidente era in possesso della patente di guida nonostante avesse già avuto un precedente per guida in stato di ebbrezza». Circostanza su cui si soffermano i legali: «Se infatti non ci fossero voluti oltre cinque anni per approvare al senato il tanto discusso "Omicidio Stradale", dove sono previste ipotesi di revoca della patente anche per 15 anni per chi causa incidenti sotto l' effetto dell' alcool, la morte di Francesco si sarebbe potuta evitare». Perchè l’altro ragazzo non sarebbe stato in auto quella notte, e non avrebbe buttato fuori strada Francesco Marzola. Un incidente avvenuto all’alba del 18 gennaio di quest’anno sulla superstrada Ferrara-mare: le due auto con bordo i ragazzi tornavano dal mare dopo una nottata in discoteca. Lo schianto fu causato da ragazzo che seguiva Marzola, e per un colpo di sonno improvviso tamponò l'auto del dj, facendola finire fuori strada: nello schianto il giovane perse la vita, la ragaz«a che era con lui restò ferita (ieri nella pena erano comprese anche le lesioni). Il legale del ragazzo imputato, Filippo Merchiori, ha ribadito che la presenza ieri in aula del suo assistito era un atto di rispetto verso la famiglia del ragazzo scomparso, e che non si è mai sottratto a ciò che gli veniva addebitato in questa tragedia. (d.p.)