«Uniti contro la catastrofe finanziaria»

Alla rabbia per i soldi persi si aggiunge il timore che la Nuova Banca non sia affidabile: «Siamo stati truffati»

«Carife era la nostra banca, ma ci ha truffato!». Erano circa un centinaio gli azionisti e obbligazionisti di Masi Torello presenti ieri mattina all'assemblea indetta dall'amministrazione comunale. Una sala consiliare affollata, pensionati soprattutto, ma anche padri di famiglia, lavoratori e imprenditori, vittime, secondo loro, di «banchieri arroganti». Una platea attenta rimasta tranquilla per circa un'ora, finché alcune domande poste dal sindaco Riccardo Bizzarri, e l'intervento di Federico Balboni, rappresentante Carife di zona, hanno scaldato l'atmosfera.

Lo stesso sindaco ha ricordato come «ogni giorno ricevo persone disperate che hanno perso i risparmi». Dopo le relazioni dei relatori, sono stati una decina gli interventi dal pubblico. Tra questi, Cristiana Corelli, referente della scuola media, che ha espresso il disagio di «trovarmi ancora davanti, quando vado alla Carife, la stessa persona che mi aveva consigliato di comprare quelle cattive obbligazioni». Sullo stesso tono, un imprenditore agricolo, critico verso i dirigenti, «ma anche verso i dipendenti, perché non avete denunciato, e ci avete venduto carta straccia, non avvertendoci dei rischi: non meritate più fiducia». Della scarsa informazione ha parlato anche una dipendente della banca, anch'essa in parte all'oscuro, come altri suoi colleghi, sulla reale natura di certe operazioni.

Il timore, ora, non è solo di non poter recuperare i soldi persi, ma anche che la Nuova Carife non sia affidabile. «E se non viene acquistata da nessuno?» urla qualcuno. Il risentimento è rivolto anche verso i politici, in primis i parlamentari ferraresi: «Bratti, Bertuzzi, Franceschini, perché non ci mettete la faccia?» chiede un signore rivolgendo un appello a chi possiede la tessera del Pd di stracciarla immediatamente, scatenando forse l'applauso più fragoroso. La rabbia è anche sintomo di mancanza di speranza: «Siamo messi come prima…», dice sconsolato un anziano a fine assemblea. «Ho consigliato a mia madre di non mettere più soldi in Carife» ci dice un altro, che rischia di perdere alcune migliaia di euro. «Io invece - aggiunge un altro pensionato - ne ho perse alcune decine di migliaia. Sono stato io a proporre al sindaco questa assemblea, speriamo che l'attenzione rimanga alta. I politici locali, però, non si sono fatti vedere».

Scopo dell’assemblea, voluta dal sindaco Bizzarri, era spiegare cosa è successo con l’introduzione del decreto 183, il cosiddetto “salva banche” e di capire cosa si può fare per cercare di recuperare i soldi perduti: questo compito è stato assolto dalle associazioni Federconsumatori (presidente Roberto Zapparoli), e Adiconsum (presidente Milena Grasso), dagli avvocati delle associazioni Stefania Borghetto e Massimo Buia, e da Federico Balboni, responsabile dell'area commerciale di Carife.

«L'assemblea è aperta a tutti, perché ritengo che quando una comunità è colpita da una catastrofe, non può che rivolgersi al Comune. In questo caso si è trattato di una calamità finanziaria» ha detto il sindaco Bizzarri, che da quando è stato emanato il decreto, riceve tantissime persone che hanno perso i risparmi di una vita. Per fare chiarezza, l'avvocato Borghetto spiega che il decreto legislativo del 16 novembre attua la normativa del Parlamento Europeo n. 59/201, con un'anticipazione rispetto alle norme che entreranno in vigore dal prossimo primo gennaio. «Con questa operazione di salvataggio degli istituti finanziari in crisi attraverso il processo di risoluzione, si è creata un'alternativa al fallimento delle banche. La risoluzione permette la ristrutturazione delle banche ripristinando la parte sana ed eliminando quella malata. Una suddivisione tra good bank, nelle quali confluiscono depositi, conti correnti, obbligazioni ordinarie. Nella bad bank confluiscono invece i crediti in sofferenza. A livello territoriale la Nuova Cassa di Risparmio s.p.a. è una good bank con un capitale sociale di 191 milioni di euro».

Il presiedente di Federconsumatori, Roberto Zapparoli, ammette che «dal 2012 abbiamo allertato i consumatori circa la Carife. Le persone che abbiamo intercettato ci dicono che si erano affidate ciecamente alla banca, che ha venduto titoli senza informare gli acquirenti. Ora siamo in una situazione in cui serve tempo per capire come agire. Vogliamo dare risposte senza creare aspettative. Responsabili sono i dirigenti d'azienda e chi doveva vigilare. Siamo intenzionati a seguire l'arbitrato, anche se ancora non sono state emanate le procedure».

Dello stesso avviso Milena Grasso (Adiconsum): «Di class action non si può parlare, mentre bisogna valutare le singole posizioni per capire come procedere» Di situazione drammatica parla anche l'avvocato Buia: «Non è ipotizzabile parlare di class action, che può essere fatta solo dai correntisti, non dai soci. Sarebbe auspicabile una disciplina di maggior trasparenza nella vendita di questi prodotti, con una documentazione scritta in maniera comprensibile da tutti». Si arriva al paradosso che «tutte le notizie e i dati in possesso di Banca d'Italia sono coperti da segreto d'ufficio, anche nei confronto delle pubbliche amministrazioni» come scritto nell'articolo 5 del decreto 183, ricordato dal sindaco. «Non si può tollerare il fatto che non possiamo far valere in giudizio notizie che abbiamo avuto» commenta Bizzarri, che pensa di avere una soluzione, ”anche se da bambino di scuola elementare.» «Le banche devono fare un fido o un prestito con un tasso agevolatissimo. Come buona banca devi concedere un prestito a interesse politico».

Veronica Capucci

e Andrea Musacci